Articolo 18 per tutti: Camusso lancia la campagna

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All’indomani della firma con Cisl e Uil della proposta unitaria di riforma delle relazioni industriali, la Cgil si lancia in una inedita campagna sul fronte legislativo, con una proposta di legge di iniziativa popolare e con l’idea di un referendum abrogativo del Jobs act, puntando in particolare a ripristinare ed anzi estendere le tutele del vecchio articolo 18.

Questa campagna per la «Carta dei diritti universali del lavoro» partirà oggi a Roma, davanti alla stazione Termini, con una insolita conferenza stampa del segretario generale, Susanna Camusso, all’aperto, nell’area normalmente occupata dal parcheggio.

Una scelta per associare un luogo di transito per eccellenza all’iniziativa del sindacato che vuole, in questa fase di transizione, estendere i diritti a tutte quelle forme di lavoro non coperte dalle vecchie tutele cucite su misura per i dipendenti della grande industria. Si guarda quindi con speciale attenzione al lavoro autonomo e a tutte le forme di precarietà.

In via «eccezionale e straordinaria» perché sarebbe la prima volta che la Cgil si fa promotrice di un referendum abrogativo. Per di più ad alto rischio di sconfitta.

Nel 1985, infatti, il referendum sulla scala mobile fu promosso dal partito comunista e poi appoggiato dalla Cgil (tranne la componente socialista) contro il decreto del governo Craxi. E si concluse con una sonora sconfitta per tutta la sinistra e la Cgil che miravano a ripristinare l’indicizzazione automatica dei salari.

Ciò nonostante il direttivo della Cgil (con l’astensione del leader degli edili, Walter Schiavella, e dei trasporti, Franco Nasso) ha deciso appunto di chiedere ai lavoratori il via libera anche sul referendum. La consultazione partirà questa settimana e si chiuderà a metà marzo.

Nel merito, la proposta di legge sulla quale la Cgil raccoglierà le firme mira a introdurre nel nostro ordinamento uno «Statuto delle lavoratrici e lavoratori» che, dice Camusso, «rovesci l’idea che si è via via affermata che sia l’impresa, cioè il soggetto più forte, a determinare le condizioni di chi lavora, cioè del soggetto più debole». Obiettivo del nuovo Statuto: estendere i contratti e i diritti ai lavoratori finora esclusi.

Tra questi diritti, «torna il principio fondamentale: se un licenziamento è illegittimo la sanzione è il reintegro», nel posto di lavoro, spiega la Cgil. Non solo. A differenza del vecchio Statuto dei lavoratori che prevedeva il diritto al reintegro nelle aziende con più di 15 dipendenti, lo Statuto proposto da Camusso lo prevede sempre.

Corriere della Sera