Armeni, il sostegno di Putin al Papa

PAPA FRANCESCO PUTIN

Vladimir Putin, da Mosca, rompe ogni indugio per smorzare la tensione tra il Vaticano e la Turchia, facendo intendere che la crisi diplomatica scoppiata domenica scorsa, sulla scia delle parole di Francesco sul genocidio armeno, è destinata a risolversi presto. «Considero il Papa un’autorità di tale levatura nel mondo che troverà il modo di dialogare con tutti gli uomini del pianeta, indipendentemente dalla loro nazionalità e dalla loro religione». Parole non scontate, di incoraggiamento, orientate alla ripresa dei normali rapporti, anche se Putin ha messo in evidenza che non desidera naturalmente entrare in questioni di natura bilaterale. Tuttavia, invitato a dare un parere durante la «Linea diretta con la nazione», ha elogiato le qualità del popolo turco: «I turchi sono talmente intelligenti e flessibili da poter superare e risolvere gli eventuali problemi che sono sorti». Come dire che il presidente Erdogan non tirerà troppo a lungo il contrasto.
SENSIBILITÀ COMUNE
L’alleanza con la Turchia ha preso forma con la firma di un enorme progetto strategico che porterà alla realizzazione del Turkish Stream, un gasdotto destinato ad arrivare in Turchia. Alcuni mesi fa Putin, annunciando il maxi investimento, aveva avvertito gli europei che se in futuro avessero voluto il gas russo «sarebbero dovuti andarselo a prendere in Turchia». Insomma un partner prezioso. Con Francesco, invece, la sintonia è alimentata dalle medesime preoccupazioni riguardanti l’escalation di violenze nei confronti delle minoranze cristiane. «La situazione mediorientale è terribile. L’ho detto più volte e la comunità internazionale su questo punto non fa abbastanza per difendere i cristiani» ha spiegato Putin. «È triste che la comunità internazionale non sia in grado di difendere persone che vivono lì da sempre, e che hanno bisogno di essere protette». Al leader del Cremlino non è di certo sfuggito l’atteggiamento di cautela mantenuto dal Papa davanti alla questione Ucraina. Il Papa non solo ha lanciato appelli per fermare la guerra, ma qualche tempo fa, aveva parlato ai vescovi ucraini. Le sue parole avevano provocato la reazione di alcuni prelati che non avevano gradito la definizione papale di «guerra fratricida», e l’ implicito invito rivolto a «tutte le parti interessate, sia russi che ucraini, confidando nello sforzo sincero di ciascuna per applicare le intese raggiunte di comune accordo». Alcuni vescovi ucraini, amareggiati, avevano contestato questa lettura, precisando che non è in corso un conflitto locale, ma «un’aggressione dall’esterno», cioè dai russi. Al Cremlino l’equilibrio di Bergoglio non è passato inosservato.
L’INTERVENTO DI RENZISulla questione armena è intervenuto anche Matteo Renzi, rivolgendosi ad Ankara dopo la risoluzione Ue che chiede il riconoscimento del genocidio da parte dei turchi: «La Turchia rispetti i valori della comunità europea». «In questo momento – ha proseguito il premier – il processo di integrazione è nelle mani di Ankara».

Il Messaggero