Arbitri e Arbitrii

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“Calciofili di tutto il mondo, rassegnatevi!” Questo potrebbe essere lo slogan più azzeccato e congeniale .per descrivere la situazione del panorama calcistico mondiale. Mi si chiederà ma rassegnarsi da cosa? Domanda più che legittima. La rassegnazione deriva dal fatto che all’interno di uno sport universalmente riconosciuto come il più popolare sul nostro pianeta, quale è appunto il calcio, dove tutto è pervaso da un esasperato professionismo, ci sia, purtroppo, una ruota dell’ingranaggio che “gira” nel più assoluto dilettantismo. Questa ruota è il settore arbitrale. E’ chiaro a tutti quale sia l’importanza che riveste l’arbitro nel contesto di una qualsiasi manifestazione sportiva; ma lo è ancor di più nel sistema attuale del calcio mondiale. Un mondo che negli ultimi tre decenni si è trasformato da ritrovo per mecenati, qualcuno li definì “ricchi scemi”, dove (o tempora!) spendere soldi per portare in alto la propria squadra del cuore, a realtà con un modello di organizzazione industriale.
Oggi, infatti, possiamo trovare all’ interno di un consiglio di amministrazione di una qualsiasi società di calcio professionistica personaggi e top-managers di grosso spessore del mondo dell’alta finanza e dell’industria. Le società di calcio sono diventate delle vere e proprie Spa con relativo scopo di lucro, alcune delle quali addirittura quotate in borsa. Inevitabile conseguenza! Alcuni diranno che questa è la normale evoluzione di tutte le cose, che non poteva prima o poi non colpire anche il mondo del calcio.

D’accordo. Ma allora perché in questo sport così altamente professionistico, così perfettamente organizzato e incredibilmente ricco, così puntuale ogni fine settimana ad accendere gli istinti più repressi di milioni di sportivi in ogni dove, esistono ancora arbitri dilettanti? Arbitri dilettanti nel vero senso della parola che, sempre più spesso, sono causa di discussioni, nella migliore delle ipotesi, in tutti gli stadi per un rigore non concesso, per un fallo non fischiato o per una rete non convalidata. Dispiace dirlo, ma gli arbitri sono regolarmente al centro di aspre contestazioni. Essi devono giudicare il comportamento di ventidue professionisti che trascorrono l’intera settimana ad allenarsi, quando hanno la propria attività, il proprio lavoro che relega l’arbitraggio alla categoria, rispettabilissima, degli hobbies. Tutto ciò porta l’arbitro ad una sorta di deresponsabilizzazione non più accettabile. Si insinuano sospetti, ci si interroga sulla loro presunta onestà. A volte si arriva a pensare che dietro una decisione favorevole o meno a questa o a quella squadra, ci sia chissà quale interesse economico o intreccio politico. Insomma, una vera e propria cultura del sospetto, il festival della dietrologia.  La colpa di questo stato di cose è sicuramente dei grandi capi del calcio mondiale, che con il loro atteggiamento di totale chiusura e di aberrazione nei confronti di qualsiasi innovazione, rende il calcio sempre meno “vivibile”, fruibile, cristallino e al passo con i tempi. Tutto ciò verrebbe in gran parte eliminato con il professionismo arbitrale.

L’arbitro avrebbe un adeguato compenso, una migliore preparazione psico-fisica, una maggiore responsabilizzazione del proprio ruolo; in ultima analisi si vuole rendere l’arbitraggio una vera professione.

Altro punto nodale, il calcio dovrebbe rompere ogni indugio nel far proprio l’utilizzo della tecnologia quale mezzo oramai irrinunciabile di ausilio per le “giacchette nere” e dei loro assistenti proliferati, negli ultimi anni, senza mai centrare l’obbiettivo di ridurre al minimo ogni errore di giudizio.

Verrebbe meno in questo modo l’odiosa e famigerata discrezionalità arbitrale, vecchio orpello di mondo che non esiste più.

Tutti gli sports hanno avuto un’evoluzione per migliorare i propri metodi di giudizio: il “ciclope o falco” net tennis, il fotofinish nelle corse, la moviola in campo nel football americano, solo il calcio continua presuntuosamente a reputarsi perfetto ed immodificabile contro ogni evidenza.

La FIFA dovrebbe al più presto rendersi conto della poco gratificante posizione in cui si trovano gli arbitri oggi nella considerazione di coloro che amano questo meraviglioso sport e smetterla, una volta per tutte, con quel falso e ridicolo ritornello secondo il quale bisognerebbe accettare anche gli errori degli arbitri. Un invito ed insieme un augurio ad uscire quanto prima dal ghetto.

Fabrizio Proietti