Arbitrato Marò, l’ambasciatore Azzarello: “Presupposti per il ritorno di Girone in Italia”

“L’Italia è convinta che vi siano i presupposti, sia giuridici che umanitari, affinché il Tribunale arbitrale possa considerare positivamente la possibilità di far rientrare il Fuciliere di Marina Salvatore Girone, cui va il nostro pensiero affettuoso, in attesa della decisione dello stesso Tribunale sulla giurisdizione del caso” dei marò italiani accusati dall’India di aver sparato nel febbraio del 2012 contro due pescatori del Kerala scambiati per criminali durante il servizio di vigilanza armata antipirateria a bordo della petroliera italiana “Enrica Lexie”. Lo ha detto all’Ansa l’ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano davanti al Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja, alla vigilia dell’udienza sulla richiesta di far rientrare in Italia Girone. Il fuciliere è attualmente trattenuto in India. Per decisione della Corte Suprema indiana, l’altro fuciliere Massimiliano Latorre, già in Italia per recuperare dall’ictus che lo ha colpito nell’agosto del 2015, vi resterà almeno fino al termine della procedura internazionale di arbitrato.

Il Tribunale, istituito presso la Corte permanente di arbitrato dell’Aja, è composto da cinque giudici. Due, Francesco Francioni e Chandrasekhara Rao, sono stati nominati dai governi di Italia e India. Gli altri tre, il russo Vladimir Golitsyn, il sudcoreano Jin-Hyun Paik e il giamaicano Patrick Robinson, sono stati individuati dal presidente del Tribunale sul diritto del mare di Amburgo (Itlos) e nominati il 6 novembre 2015 dopo consultazioni tra Roma e New Delhi. Golitsyn, nel frattempo diventato presidente del Tribunale sul diritto del mare nel 2014, presiederà anche il Tribunale arbitrale per il caso marò.

Intanto il Collegio di Difesa italiano è in riunione permanente all’Aja dal giorno di Pasqua per preparare al meglio gli interventi davanti ai giudici. La squadra è la stessa che lo scorso agosto difese le posizioni dell’Italia davanti al Tribunale sul diritto del mare di Amburgo (Itlos), composta da esperti e avvocati di fama internazionale, italiani e di altre nazionalità, tra cui Sir Daniel Bethlehem, ex capo del servizio giuridico del Foreign Office britannico, il suo predecessore Sir Michael Wood, e ancora, tra gli altri, Guglielmo Verdirame, Paolo Busco e Ida Caracciolo.

Segnali positivi giungono anche da Bruxelles. Perché la questione dei marò italiani, indicano alti funzionari del Consiglio Ue, è “naturalmente sul tavolo” anche del vertice Ue-India che si terrà domani nella capitale belga, dove sarà citata nelle conclusioni, assieme ai casi di sei guardie britanniche e 14 estoni condannate a pene detentive. La vicenda dei marò è stata “la più complessa nella preparazione” del vertice, con la Ue che “condivide le preoccupazioni dell’Italia”, indicano le fonti, specificando che il tema sarà l’argomento del bilaterale che il premier indiano Narendra Modi terrà con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker.

Secondo le fonti Ue, il governo Modi è “consapevole che questo argomento grava sugli sviluppi delle relazioni con la Ue ed è aperto a fare il massimo possibile” per trovare una soluzione, rispettando l’arbitrato che si terrà domani e giovedì all’Aja sotto la Convenzione delle Nazioni Unite per il diritto del mare.

A margine del vertice è prevista la firma dell’accordo tra il governo indiano e la Banca europea per gli investimenti (Bei) per il prestito di 450 milioni di euro per la costruzione della metropolitana di Lucknow. Tra i temi del
13mo summit, il primo dal 2012, il rilancio della cooperazione commerciale Ue-India e la revisione dell’accordo di libero commercio del 2007, ma anche lo sviluppo di una strategia nell’antiterrorismo, nell’antipirateria, nell’azione ambientale e nel controllo dell’immigrazione.

La Repubblica