Aereo scomparso, corsa contro il tempo

Nuova pista per aereo sparito, 2 oggetti in mare

NEW YORK Quattro settimane dalla partenza del volo MH370, e il mistero sul destino dell’aereo e dei suoi 239 passeggeri è sempre più fitto. Ieri per la prima volta le ricerche dell’eventuale relitto sono state condotte sotto la superfice dell’acqua, in uno specchio dell’Oceano Indiano che si trova 1.600 km a nord ovest della città australiana di Perth. La squadra dei ricercatori diretta dall’australiano Angus Houston ha indicato una striscia di 240 km nella quale si ritiene che possa trovarsi la scatola nera, e su questo specchio d’acqua si è diretta la nave Ocean Shiled, che traina un localizzatore sottomarino. Un’apparecchiatura ad alta tecnologia di ultima generazione, che è in grado di captare da una distanza di 3.000 metri i segnali acustici trasmessi a intervalli regolari dalla scatola nera di un’aereo.

IL DUBBIO SULLA SOSTITUZIONE
È una corsa contro il tempo. I segnali sono appena udibili per un orecchio umano, e la loro intensità diminuisce nel tempo come una lampadina alimentata da batterie. Quelle della scatola nera dell’MH 370 avrebbero dovuto essere sostituite nel 2012, ma la compagnia aerea non ha un documento che provi l’avvenuta sostituzione. Anche ad ammettere che siano state rimpiazzate senza trascrivere l’operazione e che fossero piene di energia, la durata di una carica non supera i 30 giorni, e la scadenza è in ogni caso imminente. Il localizzatore che si muove alla velocità di 5 km l’ora terminerà questa notte il compito di scandagliare l’area designata: se riuscirà a percepire il segnale, un sonar americano è già pronto ad entrare in azione per identificare la locazione esatta della scatola nera. Se la ricerca non darà risultati, resterà sempre la speranza di ritrovare un giorno l’ordigno, e di ascoltare le registrazioni delle voci a bordo del cockpit nelle ultime due ore di volo.

LE DOMANDE
Ma i piloti erano ancora vivi e in grado di parlare nelle due ultime ore? Questa è una delle tante domande senza risposta, a causa in primo luogo delle informazioni frammentarie, spesso contraddittorie che gli inquirenti malesi hanno disseminato dal giorno della sparizione dell’aereo. Perchè hanno taciuto in un primo momento sul cambio di rotta? Perché hanno diffuso una versione errata e sinistra delle frasi scambiate nell’ultima comunicazione radio? E perché abbiamo assistito a tante correzioni successive dell’area delle ricerche? I parenti dei passeggeri a bordo dell’aereo sono i primi a porsi queste domande. Molti di loro si sono ormai rassegnati all’idea che i loro cari sono scomparsi in un incidente traumatico, e che il mare non restituirà le spoglie. Quanto dovranno aspettare per avere almeno i dati completi trasmessi durante il breve volo dalla cabina alla torre di controllo, che sicuramente sono nelle mani degli investigatori: voci, segnali di funzionamento, rumori dal vano passeggeri. Qualsiasi cosa che colmi il vuoto in cui si trovano.

LE ASSICURAZIONI
Qualcuno ha già avanzato la richiesta di un risarcimento, con il solo risultato di trovarsi in un groviglio ancora più intricato. Gli studi legali di tutto il mondo stanno facendo a gara per aggiudicarsi un lembo di questo caso giudiziario, e un avvocato di Chicago ha depositato la prima denuncia due settimane fa. La convenzione di Montreal stabilisce che il decesso colposo a bordo di un aereo sia risarcito con una somma di almeno 170.000 dollari. Per richiederlo occorre comunque un certificato di morte che per i passeggeri dell’MH370 non è ancora stato emesso. Poi bisognerà imputare la colpa a qualcuno: l’aviolinea malese? La Boeing costruttrice dell’apparecchio? O la Rolls Royce che ha fornito i motori? E se si fosse invece trattato di un sequestro?
Se l’incertezza prevarrà si farà ricorso alle assicurazioni, e in questo caso faremo i conti con l’amara constatazione di quante classi diverse di cittadini c’erano a bordo di quell’aereo. L’ammontare dei compensi varierà a seconda della cittadinanza, del ceto sociale e della qualifica di lavoro di ognuno di loro.

IL MESSAGGERO