«Adesso o mai più»

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Per spiegare Felipe Anderson basterebbe un detto popolare: «Vorrei ma non posso». C’è tutto un talento cristallino che sta sempre sul punto di esplodere ma non riesce mai ad accendersi. L’ex stellina del Santos è decisivo nelle partitelle del giovedì, sforna numeri da gemello di Neymar poi nelle partite vere non brilla come le sue doti tecniche gli imporrebbero di fare. L’anno scorso solo venti sporadiche presenze, sballottato in tante posizioni del campo. Proprio questa è stata la giustificazione per il modesto rendimento di quello che resta il terzo acquisto più costoso dell’era lotitiana (nove milioni di euro). In ritiro Pioli lo ha coccolato nelle speranza che poi potesse essere subito fondamentale nel suo scacchiere tattico. Benino col Bassano poi un prova così e così nel finale della partita col Milan entrando però solo quando il risultato finale era già stato scritto.

Ieri il brasiliano ha parlato delle sue speranze ai microfoni di Lazio Style Radio confermando i buoni propositi a cui però devono seguire i fatti: «Ho avuto la possibilità – spiega Anderson – di fare un ottimo ritiro senza infortuni, per fortuna. Sono felice, sto bene, sono carico e voglio che sia diverso dagli anni scorsi, voglio aiutare la Lazio». Il dibattuto tattico è aperto, difficile ancora capire quale sia il ruolo migliore. Petkovic e Reja hanno fallito, tocca a Pioli trovargli la posizione in campo che faccia giusitificare l’investimento della Lazio. Lui, col candore dei suoi 20 anni, spiega: «Il tecnico mi ha provato da fantasista ad Auronzo, sto facendo bene in quel ruolo. In Brasile ho sempre giocato mezzala, quindi penso che anche in quella posizione possa far bene. Pioli mi ha dato tanta libertà posso esser utile ovunque».

Torna anche sulla disfatta di San Siro, più nel punteggio che nel gioco espresso sul campo: «Purtroppo abbiamo perso la prima partita, ma abbiamo visto di poter fare molto bene. Dobbiamo correggere e ripartire piu forti prestando maggiore attenzione all’inizio: quel gol di Honda a Milano ci ha destabilizzati, dovevamo reagire con più forza. Dopo un anno di serie A sono pronto per fare meglio, è arrivata l’ora di dimostrare il mio valore. Quest’anno pensiamo da squadra e il mio obiettivo è quello di aiutarla in tutto e per tutto».

Non nasconde il vero obiettivo personale più che di squadra: «Voglio diventare protagonista di questo campionato». Le doti ci sono, serve mostrare un po’ di personalità e grinta finora sconosciute anche per un sguardo troppo da bravo ragazzo. Ha tempo fino a gennaio per imporsi, Tare è convinto che ce la farà.

IL TEMPO