Tsipras a Merkel: faremo proposte

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Prima le dimissioni di Yanis Varoufakis, il ministro dell’Economia che in queste settimane è stato il volto del governo greco nelle trattative sul nuovo piano di salvataggio. Poi una telefonata tra il premier Alexis Tsipras e la cancelliera Angela Merkel, in cui il primo ha garantito che all’Eurogruppo di martedì pomeriggio saranno portate nuove proposte per superare la crisi del debito. Infine le parole diChristine Lagarde, la presidente del Fondo Monetario Internazionale, che ha annunciato di essere pronta ad aiutare la Grecia «se ce ne farà richiesta», anche se non ci saranno nuovi fondi senza pagamenti (questo il succo di una telefonata avvenuta lunedì sera tra Lagarde e Tsipras, ndr)». L’imperativo delle istituzioni europee sembra essere quello di individuare una via di uscita dall’impasse che si è venuta a creare dopo la rottura dei negoziati di dieci giorni fa. E anche le parole, seppure assertive e poco accomodanti, della stessa cancelliera al termine dell’incontro all’Eliseo con il presidente francese François Hollande vanno in questa direzione: «C’è urgenza e per questo le proposte di Atene devono arrivare entro questa settimana». Il che non significa che dopo la prova referendaria di domenica la posizione di Berlino si sia ammorbidita: «Rispettiamo l’esito del referendum greco – fa notare Merkel – ma dobbiamo tenere conto anche di ciò che pensano gli altri 18 Paesi dell’Eurogruppo. Anche questa è democrazia. Con Atene siamo già stati molto generosi». E Hollande: «Non c’è più molto tempo, tocca a Tsipras fare proposte serie e credibili».

La posizione dei «falchi»

Il day after del referendum greco in cui ha trionfato il No al pacchetto di condizioni poste dalla troika per il prolungamento degli aiuti era iniziato con i «falchi» fermi sulle proprie posizioni: la stessa Merkel che al proprio portavoce aveva fatto dire che «al momento non ci sono i presupporsi per nuove trattative su altri programmi di aiuto»; il membro del board della Banca centrale europeaChristian Noyer che sottolineava che «per definizione il debito greco alla Bce non può essere ristrutturato perché ciò costituirebbe un finanziamento monetario»; il vicepresidente della commissione Ue, Valdis Dombrovskis, che ribadiva una volta di più come «il governo greco non è stato in grado di produrre una strategia economica credibile per tornare alla crescita». Le Borse non hanno reagito bene all’esito della consultazione e dal Pacifico alle piazze europee hanno registrato cali dei listini e forte volatilità. A soffrire soprattutto i titoli bancari. E in Grecia l’associazione nazionale degli istituti di credito ha deciso di mantenere gli sportelli chiusi anche martedì e mercoledì e di mantenere il limite di 60 euro al giorno per i prelievi al bancomat. La Bce, dal canto suo, ha stabilito di tenere stabile il tetto di 89 miliardi di euro di liquidità di emergenza Ela che le banche greche possono chiedere alla Banca di Grecia.

L’agenda, l’Eurogruppo e il dopo Varoufakis

I riflettori ora si spostano sull’Eurogruppo di martedì pomeriggio che dovrebbe mettere i leader dell’Eurozona di fronte al bivio tra accettare un nuovo piano di aiuti ad Atene – le cui condizioni sono tutte da negoziare – o prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di un’uscita della Grecia dalla moneta unica con le ripercussioni che ne deriverebbero. Tsipras si presenta all’appuntamento mettendo in campo un nuovo ministro dell’Economia, Euclid Tsakalotos, economista e docente universitario, studi britannici e curriculum ineccepibile, come segnale di distensione: via il ministro sui generis che alla vigilia del voto si era spinto a definire «terroristi» i partner europei e al suo posto un intellettuale più moderato che già in questi mesi ha fatto parte del team dei negoziatori. Nella mattinata di lunedì i vertici del gruppo di creditori della Grecia – Bce, Fmi e Ue – si sono invece confrontati in conference call per analizzare la situazione alla luce del referendum e per valutare le nuove possibili strategie che saranno valutate proprio durante l’Eurogruppo.

Renzi: «Ora cantiere crescita o Ue è finita»

In mattinata anche il governo italiano aveva fatto il punto sulla situazione. A Palazzo Chigi si sono incontrati il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi per definire la posizione italiana in vista del summit di Bruxelles. Il capo del governo è poi intervenuto su Facebook spiegando che «il cantiere dell’Europa non è più rinviabile», a partire dalla tematica della crescita. Secondo Renzi quello che serve all’Ue è «politica, non solo parametri. Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie, l’Europa è finita». E poi, l’invito: «Domani si risolva l’emergenza». Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, esclude in ogni caso un rischio di contagio in caso di default della Grecia: «Il nostro sistema è in sicurezza» ha spiegato sottolineando però che l’uscita della Grecia dall’Europa non sarebbe un «male minore» perché sarebbe un duro contraccolpo che «noi faremo di tutto per evitare».

L’addio di Varoufakis

Bisogna ora vedere se il passo indietro di Varoufakis, in aggiunta al forte mandato popolare ricevuto con la vittoria del no, darà a Tsipras maggiore forza per trattare con le controparti politiche e finanziarie. Varoufakis era stato il primo nei giorni precedenti il voto a parlare apertamente di dimissioni nel caso di vittoria dei Sì. L’annuncio del ritiro arrivato dopo il trionfo dei No ha invece colto molti di sorpresa. E’ stato lui stesso ad annunciare con un tweet il suo addio, spiegando poi meglio in un post sul suo blog le motivazioni della scelta, a partire dal desiderio di «non ostacolare l’intesa e aiutare il premier nel suo tentativo di arrivare ad un accordo con l’Eurogruppo». L’ormai ex ministro dice di avere contezza del fatto che molti partecipanti al summit «preferiscono non avermi presente ai loro incontri» e che forse questa sua assenza potrà risultare funzionale a Tsipras: «Noi di sinistra sappiamo come agire collettivamente senza preoccuparci dei privilegi di una carica. E io continuerò a sostenere il primo ministro, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo. Lo sforzo sovrumano di onorare il popolo coraggioso della Grecia è appena incominciato».

CORRIERE DELLA SERA