Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i data center di tutto il mondo arriveranno a consumare circa 945 terawattora di elettricità entro il 2030, più dell’intero consumo attuale del Giappone. Mentre l’Occidente si digitalizza e si dichiara sempre più green, resta aperta la questione di dove vengano estratte le materie prime e smaltiti gli scarti. È il filo di “Insostenibile. Il prezzo nascosto della rivoluzione verde” (Chiarelettere) di Nicola Tagliafierro, manager ed esperto di sostenibilità ed economia circolare. Il volume è in uscita in libreria, con presentazione ufficiale alla Feltrinelli di Largo Argentina, a Roma. L’autore ne ha parlato in diretta ai nostri microfoni con Giorgio Bianchi.
Il Cile e il rame
Il libro nasce da un viaggio. “Mi sono trovato all’improvviso ad essere invitato come esperto di economia circolare in Cile, ad Antofagasta.” Nel deserto di Atacama, dove si trova una delle principali estrazioni di rame, Tagliafierro racconta un contesto opposto alla narrazione occidentale: “Ho trovato un paese impaurito perché dall’altra parte del mondo in realtà stiamo distruggendo interi territori.” Il nodo sono i materiali critici per pc e telefonini. “Significa che il 99% di tutti questi materiali che poi noi utilizziamo li estraiamo da altre parti”, sostiene l’autore, indicando in circa l’1% la quota ricavata sul nostro territorio.
Il conto lo pagano altri
Sui data center, nessuna demonizzazione, ma un invito a non spostare il problema: “Riprendiamoci una parte dell’impatto, non possiamo scaricarlo tutto su altre persone.” E sull’intelligenza artificiale va messo sulla bilancia anche il lato positivo: “L’artificial intelligence non ha solo un costo ambientale, ma ha un beneficio enorme.”
Lo stesso schema vale per il fast fashion. Nel libro Tagliafierro porta l’esempio di una maglietta di cotone da 9,99 euro: “9,99 euro non potrà mai essere il vero prezzo di 2700 litri d’acqua, di tutto un processo di produzione”, osserva. Se il costo reale non può essere quello, aggiunge, “vuol dire che il prezzo rimanente lo deve pagare qualcun altro.”
L’autore lega anche l’inquinamento da plastiche negli oceani alla delocalizzazione delle industrie in Paesi non attrezzati per la raccolta dei rifiuti: “Siamo sempre noi che abbiamo causato in questi paesi questa situazione, ma ricordiamoci del perché.”
L’intervista a Un Giorno Speciale | 5 Novembre 2026










