Mentre il resto del mondo fa i conti con un’impennata dei costi energetici, la Cina registra un inatteso calo dei prezzi al consumo e industriali. I dati ufficiali di luglio 2026 mostrano che l’indice dei prezzi al consumo è frenato allo 0,5% su base annua, al di sotto delle stime degli analisti. Anche su base mensile i prezzi al consumo sono scesi dello 0,1%, trainati dal quarto calo consecutivo del settore alimentare. Stiamo parlando della Cina, non di un paese qualunque. A pesare su questo andamento è stata soprattutto la contrazione del prezzo della carne suina, dovuta a un’offerta abbondante e a una domanda debole. Parallelamente, l’aumento dei prezzi alla produzione si è ridotto al 3,5% su base annua, evidenziando una forte decelerazione.
Guerra dei prezzi e crisi dei consumi interni
Questo scenario riflette una profonda crisi dei consumi interni, legata alla prolungata crisi immobiliare e alla precarietà del lavoro. Per sopravvivere alla debolezza della domanda, le aziende cinesi si contendono i prezzi per accaparrarsi i clienti: una spietata guerra dei prezzi che azzera i margini delle stesse aziende cinesi. Il Politburo ha promesso di accelerare la spesa pubblica per le infrastrutture e per stimolare i consumi, perché la Cina non ha le follie dell’Unione Europea e non si preoccupa di fare spesa pubblica. Le misure fiscali, tuttavia, richiederanno mesi.
Il rischio stagnazione
Gli esperti avvertono che senza un sostegno diretto al reddito dei cittadini, le nuove opere pubbliche rischiano di aggravare la sovrapproduzione. Il persistere di questa debolezza interna suggerisce che la Cina potrebbe scivolare in una pericolosa spirale di stagnazione, non curabile soltanto con l’export. Una situazione paradossale che dice una cosa chiara: anche la Cina ha i suoi problemi, e non è vero che sia il posto del Bengodi. Certo, le misure governative cinesi restano diverse da quelle europee: le aziende europee si trovano in contrasto sui prezzi con le aziende cinesi, ma competono con regole impari, perché le regole cinesi sono molto meno stringenti sul lato industriale rispetto a quelle europee.
Malvezzi Quotidiani – L’Economia Umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi










