Il mito dell’export che ha messo in crisi l’Europa

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”.
Questa, scusate, sarebbe una frase epica attribuita ad Albert Einstein.

Strategie economiche

Oggi abbiamo chiara una cosa: in Europa la strategia economica utilizzata dalla Germania è stata quella di seguire sempre la stessa strada, aspettandosi risultati diversi, focalizzandosi sulla ricerca spasmodica dei mercati esteri anziché sul consolidamento del mercato interno europeo.

La follia della Germania è stata la follia dell’Europa, che ha ascoltato la Germania. Per venticinque anni abbiamo avuto commentatori di tutti i quotidiani economici che sostenevano come fosse necessario perseguire esclusivamente l’esportazione e come la cosiddetta domanda interna non fosse importante. Anzi, la si poteva massacrare.

Addirittura, abbiamo inserito nelle possibilità normative tutto ciò che era necessario per tenere basso il valore della moneta e, in questo caso, per evitare l’inflazione.

Friedrich Merz in India

Il cancelliere Friedrich Merz, in visita in India con una delegazione di grandi imprese, ha puntato a concludere un accordo di libero scambio entro gennaio 2026 per favorire le esportazioni tedesche di auto, chimica e tecnologia. Questo modello è basato sul solito concetto: materie prime a basso costo e surplus commerciale.

Tuttavia, è un modello vulnerabile agli shock geopolitici ed è in aperto contrasto con le politiche commerciali degli Stati Uniti di Trump. È evidente che proprio gli shock esogeni all’Unione Europea hanno portato l’economia tedesca verso il record dei fallimenti societari registrato nel 2025. Sì, perché nel 2025 la Germania ha registrato un record di fallimenti di aziende.

Berlino, tuttavia, insiste in una direzione che accentua le divisioni all’interno dell’Unione Europea e trascina anche l’Italia verso una rotta strategica sbagliata, spingendola verso mercati complessi, vista l’aggressività determinata da fattori geopolitici, come per esempio la Cina.

Insomma, la visione che oggi si contrappone è quella di chi sostiene, come me per esempio, che sia necessario sostenere anche la domanda interna attraverso la spesa pubblica e il sostegno soprattutto alle piccole e medie imprese, che invece rischiano di essere distrutte, e quella di chi pensa solo alle multinazionali, che non hanno territorio, e poi immagina di andare a esportare in casa degli altri.

Malvezzi Quotidiani – L’Economia Umanistica spiegata bene con Valerio Malvezzi