Lite in Commissione Covid: opposizioni vogliono fermare l’audizione di Speranza ▷ “Che bisogno c’è?”

Le opposizioni chiedono di fermarsi, FdI vuole andare a oltranza, Speranza propone di finire in giornata. Alle 18:15 Lisei perde la pazienza e chiude tutto.

Alla fine non si è fermata per una decisione politica ma per stanchezza. Dopo quasi nove ore di audizione, il presidente della Commissione Covid Marco Lisei ha chiuso la seduta con Roberto Speranza ancora al suo posto e varie questioni ancora aperte. La disputa sull’orario è andata avanti per oltre un’ora, e la si capisce solo seguendola dall’inizio.

Verso le 17 la senatrice Zambito chiede la parola sull’ordine dei lavori. Il tono è calmo, ma la richiesta è netta: per le opposizioni l’audizione è finita. Si va avanti dalle 10:30, dice, Speranza “ha risposto su tutto” e gli argomenti sono sempre gli stessi. “Vorrei capire quali esigenze ulteriori abbia la maggioranza”. Poi se la prende con Lisei, che secondo lei fa domande “da presidente, ma come se fosse un membro di maggioranza”, senza che quel tempo venga conteggiato.

Alice Buonguerrieri non è d’accordo. Gli argomenti magari sono gli stessi, ribatte, ma le domande sono diverse. Lei vuole tornare su vaccini, Green Pass e “tachipirina e vigile attesa”, e soprattutto affrontare gli acquisti, un tema nuovo. “A me interessano le domande, non gli orari”. Qualche minuto dopo si rivolge direttamente all’ex ministro: altri auditi sono stati chiamati anche tre volte, quindi “non è un atto persecutorio. Porti pazienza, onorevole Speranza”.

Le due ore promesse

A un certo punto la discussione diventa anche personale. Zambito sostiene che Lisei le avesse promesso un’audizione breve, “due ore”, e che sarebbe stata l’ultima. Il presidente nega. Lei replica ironica: “Io però ci sento ancora molto bene”. Lisei dice di non avere “la sfera di cristallo” e fissa un orario indicativo: chiudere verso le 18:30, al massimo alle 19, anche per il personale di Palazzo San Macuto.

Speranza: “Chiudiamo oggi”

La sorpresa arriva da Speranza. Si potrebbe pensare che un audito sia contento di andarsene, e invece lui chiede di andare avanti. Ricorda di essere già stato in Commissione per circa sedici-diciotto ore e propone una soluzione pratica: Buonguerrieri gli faccia tutte le domande di fila, lui risponderà nel modo più breve possibile, poi si chiude anche il caso Zambon. “Non è un’ora che cambierà la vita agli uffici”.

Speranza solleva anche una questione di metodo. A ogni seduta, dice, si torna sugli stessi temi, e lui deve presentarsi con “faldoni enormi” con tutto ancora in sospeso. Chiede quindi di dichiarare chiusi gli argomenti già trattati, come vaccini, Alzano e Nembro, monoclonali. Altrimenti “ritorno di nuovo tra due giorni”.

Lo sfogo di Lisei

Lisei sembra pronto a chiudere qualche tema, ma poi ribalta l’accusa di ripetitività. Il problema non sono le domande, sostiene, ma le risposte: “È lei che dà sempre le stesse risposte”. Ricorda di avergli fatto domande che nessuno gli aveva mai fatto, ricevendo come risposta un “non so, non c’ero”.

Poi si sfoga. Sono le 18:15, e il presidente dice di essere lì da nove ore “a sentire ogni singola parola” e di cominciare a perdere lucidità. Se la prende con chi in Commissione “fa il fenomeno” dicendosi pronto a restare fino a mezzanotte, “ma in realtà tutti vogliono andare a casa”. E aggiunge: “Il diritto alla salute del presidente. Della sua ne dispone lei, della mia non ne può disporre”.

Forse Speranza dovrà tornare a San Macuto.