È una Juventus a encefalogramma piatto, quella si consegna alle due incursioni avversarie che fanno fremere le insicurezze dello “Stadium” più della rete alle spalle di Vicario.

Se Lucumi non appare reattivo nella zona di competenza, se Sarr è efficace nel riconquistare la palla ma confusionario nel distribuirla, se Douglas Luiz e lento di pensiero, se Nico González si innervosisce troppo presto e Alajbegovic non trova la zolla giusta per dare senso alla sua serata…troppi “se” tutti insieme, ai quali si oppone il “ma” collettivo della truppa di Gattuso, disponibile alle transizioni offensive ogni volta che la mediana juventina dimentica di chiudere il cancello della villa. 

Ai bianconeri non manca l’intensità, manca un’idea di gioco che le dia senso. Cambiare qualche pedina non varia uno spartito che sembra risuonare di note casuali e velleitarie iniziative personali. Se Kolo Muani mette un minimo di logica nei movimenti che abbozza negli ultimi venti metri ma non trova né sponde né rifornimenti, allora diventa “Solo” Muani, sempre più fine a se stesso, in attesa di capire come interagire con Woltemade, il quale arriva a metà contesa e resta ai margini come quei parenti ritardatari che si presentano quando le sedie sono tutte occupate. 

Si svuotano gli spalti e i fischi echeggiano ancora di più, prima che Massa ponga fine all’agonia. Strasera non è sembrata in nulla una squadra di Luciano Spalletti: lui quanto è ancora fedele alla versione migliore di se stesso?