Il legame tra crollo demografico e immigrazione resta uno dei nodi più divisivi del dibattito pubblico italiano, riacceso dai nuovi record negativi di natalità registrati nel 2025 e nel 2026. Se ne è discusso in diretta.
Un confronto a tre con Fabio Duranti, Giorgio Bianchi e Alberto Contri che ha toccato fede, propaganda e responsabilità collettive.
Dubbio e fede, il confronto si accende in studio
Tutto parte da una domanda di Duranti: la fede può convivere con il dubbio, o lo esclude per definizione? Alberto Contri, allievo di Don Giussani, respinge l’idea di un’adesione cieca: “anche all’interno della fede uno cerca continuamente la verità”, dice, definendo il senso religioso un’esperienza che accomuna credenti e non credenti. Duranti ribatte che la fede, specie quella religiosa, tende a escludere la discussione quando si lega a un principio assoluto. Il confronto si accende, prima di spostarsi sulla propaganda: la fede mal riposta nelle narrazioni dominanti diventa, nelle parole di Duranti, “il cemento armato, le fondamenta della propaganda”.
Dall’Islam radicale alla denatalità: “Il problema siamo noi”
Da qui Bianchi sposta il discorso sull’estremismo islamico, criticando la narrazione occidentale sul terrorismo: i fanatici che gridano ‘Allahu Akbar’, sostiene, sono spesso indottrinati dalle stesse petromonarchie che l’Occidente considera alleate, come racconta nel documentario Rai girato in Siria. Da qui l’affondo sulla crisi demografica italiana, che Bianchi ribalta rispetto alla lettura più diffusa: non sono gli stranieri a “sostituire” gli italiani, è l’Italia che ha smesso di scommettere sul proprio futuro.










