È uscito in questi giorni l’imperdibile libro dell’unto dai mercati Mario Draghi. Il titolo dice già l’essenziale: “Competere o sparire“. Il verbo magico “competere” non poteva naturalmente mancare, essendo il fondamento della visione del mondo degli euroinomani delle brume di Bruxelles e dei neoliberali afferenti all’ordine liberista atlantista. Basterebbe anche solo leggere di sfuggita il Trattato di Lisbona del 2007 per prendere coscienza di quale sia autenticamente il peso specifico che questa parola magica occupa nell’immaginario liberista.
Dalla cooperazione solidale al competitivismo radicale
D’altro canto, il cursus honorum dell’euroinomane di Bruxelles parla da sé: da Goldman Sachs alla BCE, le cattedrali del turbocapitalismo liberal-finanziario. Anziché seguire la via della cooperazione solidale e dello sviluppo pacifico, sul modello cinese del socialismo con mercato sotto la tutela dello Stato, Mario Draghi propugna il competitivismo radicale di ordine liberista, quello che, per inciso, grazie agli effetti della moneta unica detta “euro“, si può ottenere soltanto comprimendo i salari dei lavoratori europei — come peraltro l’Unione Europea ha puntualmente fatto negli ultimi vent’anni, annichilendo la sovranità degli stati nazionali, impoverendo i ceti medi e inasprendo il conflitto di classe a nocumento dei lavoratori.
Non sfugga oltretutto l’impostazione seguita da Draghi fin dal titolo del suo lavoro: “competere o sparire“, che è come dire che non si può se non competere, poiché l’alternativa coincide con il baratro. È il vecchio e collaudato stile narrativo dell’emergenza come arte di governo: si presenta la scelta di classe, in questo caso la competitività, come se fosse una necessità sistemica, non seguendo la quale si è destinati a precipitare nell’abisso — in questo caso, a sparire. In tal guisa, le scelte politiche prese autocraticamente dal blocco oligarchico-neoliberale, nel suo interesse esclusivo, vengono ipocritamente contrabbandate come necessità sistemiche, richieste obiettivamente dalla situazione data e senza alternative possibili.
La tesi scomparsa e il tradimento di Federico Caffè
A proposito di scritti di Mario Draghi, sarebbe un’esperienza interessante andare a rileggere la sua tesi di laurea, ad oggi curiosamente irreperibile, redatta sotto la vigile guida di Federico Caffè. In quel lavoro giovanile Mario Draghi, che all’epoca ancora non era divenuto Mario Draghi, demoliva l’ipotesi di una moneta unica per l’Europa e, di più, indicava quella possibilità come deleteria, sostenendo con rigore l’opposto di ciò che successivamente avrebbe perseguito con zelo maniacale, fino ad avventurarsi a difendere l’esigenza di salvare l’euro whatever it takes, a ogni costo.
Ebbene, salvare l’euro a ogni costo è non salvare il popolo, i cittadini e i lavoratori a ogni costo. È tutto qui il segreto dell’inganno liberista: si finge di voler tutelare la libertà degli individui e in realtà si è pronti in ogni istante a sacrificarla sull’altare della libertà del mercato e dell’economia capitalistica. Questo è il segreto dell’ordine neoliberale.
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