Illusione PNRR, disastro in arrivo: abbiamo una montagna di debito per progetti che erano previsti

Si discute ormai da anni dell’efficacia del cosiddetto PNRR, il programma finanziato attraverso il debito comune europeo che, secondo la retorica delle istituzioni UE, avrebbe dovuto rilanciare lo sviluppo e la crescita economica. Tuttavia, osservando i risultati ottenuti finora, sembra che dalla montagna sia nato il classico topolino. E la montagna, nel nostro caso, è una montagna di debito.

Le stime più citate indicano che tra il 2021 e il 2026 il PIL pro capite italiano sarebbe cresciuto soltanto del 2,2%, un dato che appare deludente rispetto alle aspettative e alle promesse iniziali. Una delle principali criticità è che gran parte dei progetti finanziati dal Recovery Fund era già prevista nei bilanci dello Stato italiano. Per questo motivo il PNRR non ha rappresentato un vero volano aggiuntivo per l’economia, ma piuttosto una diversa modalità di finanziamento di spese già programmate.

Detto in modo più semplice: molti degli interventi inseriti nel PNRR erano già stati pianificati dallo Stato. Invece di finanziarli attraverso l’emissione di BTP, si è scelto di ricorrere alle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea. In questa prospettiva, il PNRR avrebbe avuto un effetto più sostitutivo che aggiuntivo.

Va inoltre evidenziato che l’impatto sul PIL rimane limitato finché le risorse non vengono effettivamente spese sul territorio. E proprio qui emerge un’altra criticità: una quota significativa dei circa 117 miliardi di euro già erogati risulterebbe ancora bloccata tra ritardi burocratici e difficoltà attuative, senza tradursi in investimenti concretamente realizzati.

Occorre però precisare che questo problema non riguarda esclusivamente l’Italia, come spesso viene sostenuto. I dati più recenti mostrano che il tasso medio di utilizzo delle risorse da parte degli Stati membri dell’Unione Europea si attesta intorno al 50%, mentre l’Italia avrebbe raggiunto circa il 57%. Un risultato quindi superiore alla media europea, che smentisce almeno in parte la narrazione secondo cui il nostro Paese sarebbe il principale responsabile dei ritardi.

L’Italia, sin dall’inizio, ha dunque impostato un piano che, secondo questa lettura, ha trasformato investimenti programmati in debito europeo senza generare una vera svolta produttiva. Il quadro che emerge evidenzia una forte distanza tra la propaganda politica e i risultati economici effettivamente conseguiti.

Per queste ragioni considero il PNRR un fallimento. A mio giudizio, non ha dimostrato una reale capacità di generare ricchezza duratura per il Paese. Se ci troviamo ad avere circa 150 miliardi di nuovo debito per ottenere un incremento del PIL di circa 50 miliardi, è legittimo interrogarsi sull’efficienza complessiva dell’operazione.

Gli imprenditori con cui lavoro ragionano in modo molto diverso. Quando incontro un imprenditore arrivato tramite il mio sito, non parliamo di PNRR o di debito europeo. Parliamo delle imprese italiane, dell’economia reale e delle condizioni necessarie per creare valore. In altre parole, parliamo di economia italiana e di quella che amo definire una buona economia umanistica.