“L’UE ha interferito in 8 elezioni”: gli USA lo mettono nero su bianco ▷ Report citato a Strasburgo

Era stato anticipato in un report chiamato “La macchina della propaganda europea” – pubblicato da Thomas Fazi – ed è ora sostenuto dagli USA: la Commissione europea avrebbe interferito nel contesto delle elezioni nei Paesi europei. Lo mette nero su bianco la Commissione Giustizia della Camera USA.

Il report, pubblicato i primi giorni di febbraio, accusa l’UE di aver costruito un sistema capace di influenzare la moderazione politica sui social network, facendo leva sul Digital Services Act e i codici di condotta sui discorsi d’odio e di disinformazione. E’ quello che in molti hanno sostenuto in questi anni: l’UE applica una definizione plastica di “disinformazione” per censurare opinioni legali, ma non gradite. Il tutto tramite un ecosistema di ONG e fact checkers. Il report parla di moderazione contro contenuti “euroscettici”, “retorica populista”, “anti élite”, “anti migranti”. Una moderazione, dice il documento, portata avanti anche per il COVID, la guerra in Ucraina e in almeno 8 elezioni.

Interferenze dell’UE nelle elezioni: la fase Musk

Immagine del report della Commissione Giustizia della Camera USA: l’UE avrebbe interferito in almeno 8 elezioni europee

Negli ultimi tempi si è parlato tanto di ingerenze e “guerra ibrida” nei confronti dell’Europa. Ma a quanto sorge dal report statunitense, sembrerebbe essere stata più una prerogativa dell’UE. Ad esempio, contro Elon Musk. Il patron di X è stato costantemente nel mirino delle élite europee da dopo l’acquisto dell’ex Twitter. Il documento della Commissione Giustizia della Camera USA ricorda gli screzi con Thierry Breton, l’ex funzionario europeo che per primo usò il DSA contro il social di Musk, accusandolo di inadempienza del regolamento. Il commissario dopo il caso Georgescu in Romania disse: “Applichiamo le nostre leggi in Europa quando c’è il rischio che vengano aggirate. Lo abbiamo fatto in Romania, e se necessario lo dovremo fare anche in Germania“.

Il report ricorda quando Breton minacciò preventivamente X in vista dell’intervista di Musk a Trump, allora ancora candidato. Per la Commissione statunitense è solo il primo esempio di tentativo di influenzare le elezioni statunitensi.

Le elezioni in Romania

Ricordiamo tutti poi quando Calin Georgescu, candidato euroscettico in Romania, fu escluso dalle elezioni dopo la vittoria nel primo turno. Il suo percorso, travagliato da arresti e perquisizioni, fu interrotto con l’accusa di aver vinto il primo turno grazie alla propaganda di bot russi su TikTok. Il report statunitense riporta ciò che sarebbe venuto fuori dai documenti interni della piattaforma. Il team di TikTok confessa alla Commissione europea di non aver trovato prove sufficienti di interferenze russe. Ma, “La Commissione Europea e le autorità rumene – si legge nel documento USA – erano impegnate a mantenere misure di censura aggressive prima delle elezioni riprogrammate, anche se le precedenti accuse di influenza russa non erano state comprovate“.

A sostegno, il report allega email tra TikTok, la Commissione europea e terze parti, scrivendo che “I contenuti segnalati includevano discorsi politici sulle elezioni annullate, come le accuse “che le elezioni fossero state annullate perché l’establishment non voleva che il candidato Calin Georgescu diventasse presidente, poiché ciò avrebbe ostacolato i loro piani di iniziare una guerra””.

Le autorità romene, si legge, avrebbero quindi ordinato a TikTok: “Tutti i materiali contenenti immagini di Calin Georgescu devono essere rimossi”.

Le altre elezioni in Europa

Il report cita poi in modo ricorrente (oltre alle elezioni europee): Slovacchia, Paesi Bassi, Francia, Irlanda e Moldova, come Paesi in cui l’UE avrebbe interferito. La Commissione europea avrebbe chiesto a TikTok di eliminare, nel contesto delle elezioni in Slovacchia nel 2023, “account problematici”. TikTok avrebbe censurato una serie di parole o frasi imputate di far parte di quei “discorsi di odio” che i codici di condotta europei vogliono eliminare dai social: “Ci sono solo due sessi”, “i bambini non possono essere trans” e addirittura “dobbiamo fermare la sessualizzazione dei giovani/bambini”.

Per quanto concerne le elezioni in Francia, il documento suggerisce che la Commissione non si sia limitata a osservare, ma abbia chiesto chiarimenti operativi alle piattaforme su come avrebbero gestito contenuti elettorali.

In Irlanda, sede fiscale di molte big tech, la Commissione avrebbe lavorato con il regolatore irlandese di “procedure” di mitigazione dei rischi nel contesto delle elezioni.

In Moldavia (extra-UE), già i parlamentari europei avevano sospettato una “USAID 2.0” a trazione UE per rinforzare le strutture e “combattere la disinformazione, la manipolazione delle informazioni straniere e l’interferenza contro l’Unione e i suoi valori”, si leggeva nel “strumento” UE “per la riforma e la crescita per la Moldova”. Il report USA segnala l’intenzione europea di “affrontare i rischi di disinformazione attraverso la regolamentazione dei servizi digitali”.

In Olanda “un chiaro conflitto d’interessi”

Nei documenti rilasciati dalla Commissione di Giustizia, si descrive inoltre l’utilizzo del “rapid response system“: una rete selettiva di attori “approvati” con accesso privilegiato per segnalare contenuti. Nel documento, il caso olandese è il più emblematico.

I Paesi Bassi hanno tenuto elezioni parlamentari nel 2023 e nel 2025. “In entrambe le occasioni – si legge – la Commissione europea ha incoraggiato le piattaforme a censurare ulteriori contenuti. In vista delle elezioni olandesi del 2023, la Commissione europea ha organizzato un incontro con TikTok “per discutere [la sua] valutazione dei rischi e le misure di mitigazione per le elezioni nazionali olandesi”, comprese “misure per mitigare il rischio di disinformazione/informazione errata per queste particolari elezioni”. Ma prima, “la Commissione europea ha anche nominato il Ministero dell’Interno olandese (Hugo de Jonge, ndr) “segnalatore di fiducia” con il diritto di presentare richieste di censura prioritarie ai sensi del DSA”.

Si tratta di un evidente conflitto di interessi: in vista di un’elezione in cui gli elettori olandesi avrebbero potuto votare per la destituzione della leadership del Ministero dell’Interno, la Commissione europea ha specificamente autorizzato il Ministero dell’Interno a presentare richieste speciali di censura”.

La pubblicazione del documento da parte della Commissione Giustizia della Camera USA getta ancora più ombre sulle élite europee. Ma le dichiarazioni contro il cosiddetto “effetto Bruxelles” erano partite già da tempo: con le confessioni sul sistema dei fact checkers di Zuckerberg; con Pavel Durov, il Ceo di Telegram, che ha testimoniato contro le intelligence francesi, le quali, ha raccontato, lo avrebbero spinto a censurare in Moldavia. Oppure con Elon Musk e le azioni dell’UE contro X. “La Commissione Europea – scrisse il CEO di SpaceX nel luglio 2024 – ha offerto a X un accordo segreto illegale: se censurassimo silenziosamente i discorsi senza dirlo a nessuno, non ci multerebbero”.

Una questione rilevante che però non trova spazio nelle riunioni del Parlamento europeo di Strasburgo, nonostante abbia catturato grande scalpore online. Nella plenaria di lunedì, una deputata dei Patrioti, Petra Steger, ha parlato del report lamentando l’assenza di un dibattito.

Qui il documento integrale rilasciato dalla Commissione USA