Un’esplosione di ritmo, orgoglio latino e spettacolo globale. L’Halftime Show del Super Bowl firmato da Bad Bunny ha trasformato lo stadio californiano in una gigantesca pista da ballo, conquistando milioni di spettatori e confermando la superstar portoricana come uno degli artisti più influenti del panorama mondiale. Ma quella che per molti è stata una celebrazione della diversità americana, per altri è diventata una provocazione. E tra questi c’è Donald Trump.
L’esibizione, dominata da sonorità latine, coreografie intense e testi in spagnolo, ha messo al centro una cultura che da decenni è parte integrante degli Stati Uniti ma che ancora oggi divide profondamente l’opinione pubblica. Bad Bunny ha portato sul palco un’identità chiara rompendo con la tradizione anglofona che per lungo tempo ha rappresentato l’immaginario ‘ufficiale’ dell’America.
La reazione di Trump
La reazione del Presidente americano non si è fatta attendere. Trump ha definito lo show ‘terribile’, attaccando duramente lingua e danza: “Nessuno capisce una parola e il ballo è disgustoso”. Parole che vanno lette oltre il giudizio artistico e che si inseriscono in una lunga storia di scontri culturali negli Stati Uniti.
Fin dalla sua fondazione, l’America è una nazione costruita sull’immigrazione e attraversata da cicliche paure identitarie. Ogni nuova ondata culturale – dal jazz afroamericano al rock, dall’hip hop fino alla musica latina – ha incontrato resistenze simili. Trump, che ha costruito gran parte del suo consenso politico sullo slogan ‘America First’, incarna questa reazione: la difesa di un’idea di nazione omogenea, anglofona e legata a simboli tradizionali.
L’America che cambia
L’Halftime ha toccato uno dei nervi scoperti della politica americana contemporanea: la crescita demografica e culturale della comunità latina, oggi una delle forze più dinamiche del Paese. Per i sostenitori di Trump, quella sul palco non è stata solo musica, ma il simbolo di un’America che cambia e che sfugge ai vecchi canoni.
Dall’altra parte, artisti, fan e commentatori hanno difeso lo spettacolo come l’ennesima prova di quanto gli Stati Uniti siano (nel bene e nel male) un mosaico di culture. Per molti, lo show non ha ‘offeso’ l’America, l’ha semplicemente raccontata per ciò che è diventata.
Ancora una volta, il Super Bowl si conferma molto più di un evento sportivo: un palcoscenico globale dove si riflettono tensioni, paure e trasformazioni della società americana. E se lo show di Bad Bunny è durato solo pochi minuti, il dibattito che ha acceso sembra destinato a proseguire ben oltre il fischio finale.









