Sanremo, il Caso Pucci è effettivamente censura? Negli ultimi giorni non si è parlato d’altro. E’ arrivata infatti l’ufficialità: Andrea Pucci non salirà sul palco dell’Ariston. Dopo giorni di polemiche e critiche feroci sui social, il comico ha annunciato la sua rinuncia alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo 2026. Una decisione che, nel giro di poche ore, si è trasformata in un caso politico nazionale, con prese di posizione nette da parte della maggioranza di governo.
A spiegare le ragioni del passo indietro è lo stesso Pucci, che parla di un clima diventato insostenibile: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti ricevuti da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili». Il comico denuncia una vera e propria «onda mediatica negativa» capace di incrinare «il patto fondamentale tra artista e pubblico», elemento che lo ha spinto a rinunciare alla partecipazione.
Caso Pucci, la reazione della politica italiana
La scelta del comico di fare un passo indietro ha scatenato un acceso dibattito politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social parlando di un episodio grave: «Fa riflettere che un artista nel 2026 debba rinunciare a lavorare per un clima di intimidazione e odio». La premier ha espresso la sua solidarietà a Pucci, denunciando «una pressione ideologica che arriva fino alla censura», parlando apertamente di «deriva illiberale della sinistra».
Dall’opposizione, invece, si sono registrate posizioni del tutto opposte. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione di vigilanza Rai hanno minimizzato il caso e attaccato la premier: «Per Meloni il problema non sono guerre e bollette, ma Pucci a Sanremo. Il tema non è che sia di destra, ma una comicità stanca, ferma a cliché degli anni ’90».
Ironico anche Matteo Renzi, che sui social ha scritto: «Non so quanto faccia ridere Pucci, so quanto fa ridere un governo che commenta Sanremo invece di occuparsi di tasse e sicurezza».
Raimo vs Giubilei, lo scontro in diretta
In diretta su “LAVORI IN CORSO”, il docente e scrittore Christian Raimo e il direttore della Fondazione “Alleanza Nazionale”, Francesco Giubilei, si sono scontrati duramente sulla questione, cercando di rispondere alla domanda con cui si è aperto anche il testo di questo articolo. Sanremo, il Caso Pucci è effettivamente censura?
“Un conto è dire che un comico non faccia ridere. Si tratta di opinioni personali, e come tali vanno rispettate. Il problema è che viene scelto Pucci per Sanremo, e subito parte una campagna denigratoria di proporzioni gravi. Fascista, razzista… Ma cosa stiamo dicendo? La satira è satira, sempre. Checco Zalone quando ha fatto lo sketch sui trans al Festival andava bene allora?“. Questa l’opinione dell’editore e giornalista cesenate.
Di altro avviso è invece il professore: “Se io faccio satira e uso un linguaggio chiaramente razzista e omofobo, non è più questione di competenze. Non è comicità: razzismo e omofobia non fanno ridere a prescindere. Ma quale censura? E’ solo una scelta di natura artistica“.
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