Dove eravamo rimasti? Al Don Minutella “teologicamente pazzo”. L’ex sacerdote che aveva sollevato il caso di Papa Benedetto che non si sarebbe in realtà mai dimesso (ricapitoliamo qui) era stato additato dal segretario di Benedetto XVI – Mons. Georg Gänswein – come pazzo, “teologicamente fuori di testa”. Peccato che, quando si parla di queste cose e di Codice Ratzinger, non possiamo prendere a riferimento il linguaggio che usiamo correntemente.
Nel Vangelo ad esempio la prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi dice ‘noi siamo pazzi per amore di Cristo’, quindi quello che sembrava a una lettura superficiale un insulto gratuito e becero assolutamente inaccettabile per il segretario del Papa, in realtà si rivela un endorsement teologicamente profondissimo.

Endorsement al quale fa seguito ciò che è accaduto in questi giorni: una lettera ricevuta da Minutella con mittente Mons. Georg Gänswein in persona. Il contenuto? Una precisazione di Benedetto in cui fa sapere di celebrare la messa in comunione con Papa Francesco e il suo dolore per il destino di Minutella, ridotto allo stato laicale. Qui però i problemi di forma che destano i sospetti.
Sulla busta della lettera la sigla è la seguente: S.G.P E, “che nell’ottica del balordo che ha scritto questa lettera falsa doveva essere ‘Segreteria del Papa Emerito’“, precisa Andrea Cionci.
Naturalmente questa sigla non esiste, e già questo sarebbe eloquente sulla falsità del documento.
Cosa succede poi? “Che i bergogliani di Aleteia ci accusano di complottismo e storie simili, e questa mattina Ganswein ha detto su un giornale tedesco che la lettera era un falso, dandoci perfettamente ragione“.

Ma perché la smentita di Gänswein sul falso ricevuto da Minutella è così importante? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Cionci a ‘Un giorno Speciale’.