Vi ho parlato in passato dei diversi livelli di leverage: nell’800 il leverage (cioè la leva del capitale) sul lavoro – ne parlò Marx – il secolo scorso la leva del debito sul capitale di cui hanno parlato tanti uomini di finanza e che ritroviamo oggi sui giornali, col famoso rapporto debito-PIL o deficit/PIL.

Tutte queste cose sono in realtà modi di ragionare del secolo scorso o addirittura di due secoli fa.

Oggi c’è un altro leverage all’orizzonte: lo vediamo secondo me in quello che stanno facendo le grandi multinazionali, come Amazon che investe nel comparto farmaceutico per esempio. Cioè vediamo il rapporto tra lavoro forte e lavoro debole.
Spariranno intere categorie professionali. Io lavoro coi commercialisti ad esempio; forse loro non lo hanno ancora capito ma sono una categoria a rischio.

Come loro ci sono tante altre categorie a rischio. Parlavo prima dei farmacisti, ma ho sentito parlare anche di avvocati che ormai vengono messi in mostra come fustini Dixan, a catalogo.
Ecco, quello è lo scenario delle multinazionali.

Quando si sbaglia sono sempre le fasce più deboli della popolazione – quelle del leverage di terzo tipo – a soffrire maggiormente.

Si dice che sia impossibile che il PIL possa crollare di più del 10%, ma il fatto che non sia mai accaduto non vuol dire che ora non possa accadere, e io avvisavo su un simile scenario già mesi fa.
Chi pagherà le conseguenze di questo crollo?
Vedo in Italia un’economia di serie A e una di serie B, o meglio, una tutela di serie A e una tutela di serie B.
Quelle di serie B sono le competenze deboli.

Parliamo ad esempio dei lavoratori a partita Iva, dei piccoli imprenditori, dei microimprenditori, dei liberi professionisti.
Si fa finta che intere categorie non esistano, dal mondo dello spettacolo agli odontotecnici. Interi comparti con gravi difficoltà che si finge siano invisibili.
Il Governo, con loro, si mette una mano sugli occhi.

Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi