“Pubblica amministrazione al lavoro da casa? E’ stata solo una lunga vacanza retribuita al cento per cento“. Al centro delle polemiche scaturite da questa frase c’è Pietro Ichino, professore e giuslavorista.

Proprio il politico del Pd spiega ai nostri microfoni che la sua osservazione “è nata dopo aver letto l’intervista che la ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ha rilasciato al Corriere della Sera. La ministra diceva che non solo l’attività non si è interrotta ma addirittura la produttività della PA è aumentata con lo smart working”.

Ichino non molla la presa è intervistato da Luigia Luciani e Stefano Molinari continua ad argomentare le sue tesi contro le disfunzioni della pubblica amministrazione.

Questo il parere di Pietro Ichino a “Lavori in Corso”.

“Questa percezione della ministra non si concilia con l’effettivo funzionamento dell’amministrazione. Anche nella scuola, molti insegnanti si sono impegnati a fondo mettendo risorse di tasca loro. Ma sappiamo anche che in molti non l’hanno fatto. Al Nord sono prevalsi gli insegnanti che l’hanno fatto, mentre al Sud sono prevalsi gli insegnanti che non l’hanno fatto.

Di questo io chiedo conto alla ministra: vorremmo vedere i dati… Quello che io contesto è che il 90% degli impiegati statali siano stati dichiarati in smart working. Mentre abbiamo la ragionevole certezza che così non è stato.

Lo stesso decreto del Presidente del Consiglio che ha messo agli arresti domiciliari l’intero Paese, in quello stesso potere, poteva disporre che i lavoratori che non potevano lavorare, come nel settore privato, anche nel settore pubblico gli si applicasse l’articolo 33.

E poi perché il settore pubblico è rimasto chiuso per tutto maggio? Il settore privato si era già attivato per ripartire”.


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