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La minaccia del Grande reset svela la vera natura di Trump

Nonostante la tregua da poco raggiunta, l’Iran ammette apertamente senza perifrasi edulcoranti di non fidarsi affatto di Israele, mostro bicefalo dell’imperialismo San Frontier. Ebbene fa la Persia a non fidarsi. Non solo di Donald Trump, bizzoso e volubile, sempre pronto a cambiare idea e direzione, con improvvise strambate che denotano la sua instabilità e la sua nequizia.

L’Iran soprattutto fa bene a non fidarsi di Netanyahu, criminale di guerra e come tale giudicato perfino dal Tribunale Internazionale dell’AIA. Egli infatti desidera più di ogni altra cosa la distruzione dell’Iran in quanto stato resistente rispetto alle politiche folli imperialistiche di Israele. E non per caso, subito dopo la tregua, Netanyahu ha bombardato il Libano.

Insomma ci pare del tutto evidente, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la tregua raggiunta sia più fittizia che reale e che presto o tardi le ostilità riprenderanno con radicalità forse anche maggiore rispetto a quella che già abbiamo dolorosamente conosciuto. Lo stesso Donald Trump, d’altro canto, ha ribadito che potrebbe rendersi necessario compiere presto un grande reset in Iran. La formula adoperata da Trump è interessante, non solo perché rivela, se ancora ve ne fosse bisogno, che Washington non esporta democrazia e civiltà, ma barbarie e miseria, producendo rovine su rovine e distruzioni su distruzioni.

La formula è interessante anche perché l’espressione grande reset è tipica del sinedrio liberal finanziario, a cui lo stesso Trump non si rivela affatto estraneo. Grande reset era infatti la formula che veniva utilizzata al tempo dell’emergenza pandemica dal partito di Davos e, segnatamente da Klaus Schwab, guru del forum internazionale economico di Davos, per alludere a una ripartenza del sistema capitalistico che facesse tabula rasa di tutto ciò che esisteva, di modo che il sistema capitalistico potesse ripartire in forma ancora più potente, ancora più radicale. Ora, il fatto che Donald Trump utilizzi la stessa formula retorica, il grande reset, è davvero significativo.

Ci aiuta a capire, se ancora ve ne fosse bisogno, che Donald Trump non rappresenta affatto l’alternativa al sistema dominante e magari anche la salvezza, come Taluni, Capita e Insanabilia, seguitano stoltamente a ritenere. Tutto al contrario, Donald Trump è parte integrante del sistema dominante, dell’ordine imperialistico liberal finanziario made in USA. Ecco perché il vero obiettivo non deve essere puntare su Trump anziché su Biden, su Obama, anziché su Bush.

Deve essere, invece, il puntare alla liberazione dell’Europa tutta dalla governance americana e, di più, nel favorire un mondo multipolare sottratto al dominio americano, deve risiedere lo sforzo del pensiero e dell’azione.

Diego Fusaro

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