Nazionale, intervista a Renzo Ulivieri ▷ “Non mi aspettavo tutto questo, ma Gravina non è l’unico responsabile”

NAZIONALE, INTERVISTA A RENZO ULIVIERIRenzo Ulivieri è uno degli allenatori più esperti e rispettati del panorama calcistico italiano. Dopo gli inizi nelle categorie minori, ha costruito una lunga carriera tra Serie A e Serie B, guidando numerose squadre, tra cui Bologna, Napoli, Torino, Cagliari e Parma. Particolarmente legato al Bologna, che ha allenato in più periodi, Ulivieri è stato apprezzato per la sua preparazione tattica, l’attenzione all’organizzazione difensiva e la capacità di valorizzare i giocatori a disposizione, mantenendo spesso le squadre competitive anche in contesti difficili.

Conclusa l’attività in panchina, ha assunto un ruolo centrale nel mondo calcistico italiano come presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC). In questa veste si è distinto per l’impegno nella tutela della categoria, nella formazione dei tecnici e nella promozione dei valori sportivi, diventando una voce autorevole nel dibattito sul calcio italiano contemporaneo.

Nazionale, intervista a Renzo Ulivieri

All’indomani delle dimissioni di Gabriele Gravina come Presidente della FIGC, Ulivieri è intervenuto in diretta a Radio Radio Mattino – Sport & News.

Ieri sono arrivate le dimissioni di Gravina e Buffon. Cosa ne pensa di quanto è accaduto e cosa accadrà?
“Oggi è impossibile dire chi sarà il successore di Gravina. Le dimissioni sono arrivate solo ieri e le eventuali campagne elettorali devono ancora iniziare: qualsiasi previsione sarebbe prematura. Detto questo, Gravina non è l’unico responsabile: le responsabilità sono diffuse e riguardano tutti noi”.

Dal punto di vista del gioco e della tattica, si aspettava quanto accaduto?
“Onestamente mi aspettavo qualcosa di diverso. Sul piano della volontà, credo che i giocatori abbiano dato tutto. Ma per quanto riguarda risultato e prestazione, mi aspettavo decisamente di più”.

Come si spiega questo momento così difficile?
“Credo che le cause siano molteplici, non ce n’è una sola. Se guardiamo alla nostra storia, il declino parte dal 2006. Dopo quel successo abbiamo vissuto diverse esperienze negative, cambiando allenatori e presidenti federali: è una dinamica che si è ripetuta nel tempo. Nel 2006 avevamo una combinazione ideale: giocatori di grande qualità, nel pieno della maturità e della condizione fisica, guidati da un grande allenatore. Tutto questo ci ha portato a vincere il Mondiale. Poi è iniziato un calo progressivo. Oggi dobbiamo rimboccarci le maniche e fare scelte lucide, pur tenendo conto dei tanti vincoli normativi che incidono sul sistema. È una situazione complessa”.

Se le responsabilità sono condivise, perché oltre al presidente gli altri sono rimasti al loro posto?
“Parlo per quanto mi riguarda: io sono stato eletto da un sindacato che rappresenta 18.000 allenatori. Come me, anche gli altri membri del Consiglio Direttivo sono stati eletti. Il nostro è un impegno volontario, non siamo nominati dall’alto”.

Come giudica l’assegnazione del Premio Nazionale Enzo Bearzot a Cesc Fàbregas, allenatore straniero?
“Fàbregas ha frequentato il corso con me a Coverciano lo scorso anno e oggi lavora nel campionato italiano. È un grande allenatore e ha meritato il premio per quanto fatto. Non vedo contraddizioni: lo avrei votato anche io. Non farei distinzioni tra allenatori italiani e stranieri. Tra l’altro, ai prossimi Mondiali ci saranno tre tecnici italiani: se ci fossimo qualificati anche noi, avremmo potuto averne addirittura quattro”.

Su Gennaro Gattuso: è vero che gli è stato chiesto di restare?
“In questo momento non c’è nessuno che possa chiedergli di restare. Il prossimo allenatore sarà scelto dal nuovo presidente federale. Non ho ancora parlato con Gattuso, era molto amareggiato. Sarà lui a decidere se attendere o rassegnare le dimissioni”.

Si parla molto di modelli stranieri, come quello tedesco: è una strada percorribile?
“È giusto guardarsi intorno e prendere spunto dalle realtà migliori. Ci sono stati momenti in cui volevamo imitare la Spagna, altri in cui si guardava alla Germania. Io credo che la vera forza sia saper fare sintesi, prendendo il meglio da ciascun modello e adattandolo alla nostra realtà”.

Se venisse scelto un allenatore straniero per la Nazionale, sarebbe d’accordo?
“Direi di sì, anche se con un po’ di dispiacere. I nostri allenatori restano tra i migliori al mondo, soprattutto dal punto di vista tattico”.

Ascolta l’intervista completa sul canale YouTube di Radio Radio Lo Sport