“Chi parla di Ilaria Salis non sa in che condizioni sono le carceri italiane”

Il caso di Ilaria Salis detenuta nel carcere di Budapest da circa un anno, ha fatto storcere il naso all’opinione pubblica e ha scosso i piani alti della politica italiana. Le condizioni della 39enne non sono passate inosservate, viste le modalità con le quali sta scontando la sua pena sotto la giurisdizione estera. La Salis è stata portata in aula con catenacci alle mani e ai piedi. Il padre Roberto Salis ha affermato che il Governo italiano ha lasciato da sola la figlia, non tutelandola nel carcere straniero. Ma se oggi ci lamentiamo della condizione delle carceri europee, siamo davvero sicuri che la situazione in Italia vada meglio?

Francesco Borgonovo intervista a Punto e Accapo, Carlotta Chiaraluce Coordinatrice dell’Associazione Noi.

“Il problema più grande è il sovraffollamento, secondo il censimento di Dicembre, ci sono 10.000 persone in più rispetto a quelle che può contenere un carcere” dice Chiaraluce “se devono scontare 8 mesi vengono qui e la tensione viene scaricata sul personale penitenziario.

Una condizione che si ripercuote poi sull’aspetto psicologico e sociale di ogni detenuto.

“Ci sono 15 persone che si sono suicidate da inizio anno nelle carceri: spesso non viene concessa la chiamata a casa e ci sono donne che si sono tolte la vita perché per 20 giorni non hanno potuto sentire il figlio” dice Chiaraluce. Le carceri italiane non sembrano rispettare i diritti dei propri detenuti ne tantomeno la loro dignità: ma allora perché tutto questo accanimento sul caso Salis?

“Ovviamente perché siamo di fronte a una strumentalizzazione politica, dovuta al fatto che Salis faceva parte di un Collettivo Antifascista e aveva come fine ultimo quello di aggredire le persone di Estrema Destra dice Chiaraluce “bisogna monitorare la condizione di detenzione in cui si trova, ma da qui a farla passare come una poveretta che si è trovata accidentalmente in questa situazione, mi sembra una santificazione da parte della Sinistra per strumentalizzare e attaccare il Governo“.

Un accanimento che l’opposizione dovrebbe sfruttare per migliorare la condizione delle carceri italiane come afferma Chiaraluce: “Non riguarda solo Salis ma il problema riguarda anche i nostri detenuti di cui non si parla” dice la Coordinatrice “pensiamo prima a cosa fare in Italia, prima di pensare a cosa debba essere fatto in Ungheria: perché in Italia funziona esattamente uguale.

Una situazione che Borgonovo conferma: “Ho una lettera di un detenuto che affermava che nelle carceri erano legati l’uno con l’altro e mandati in fila quando dovevano essere spostati, non molto differente dall’immagine di Salis con le catene” dice Borgonovo “quindi il dubbio viene: adesso abbiamo la martire dell’antifascismo che lotta contro il fascista Orban.

“Non ho visto queste dinamiche, ma che ci sia un disagio forte è vero: non ci sono nemmeno i reparti psichiatrici, e questo fa si che i detenuti restino in compagnia di altri detenuti con problematiche psichiatriche enormi” continua Chiaraluce “spesso nei reparti non hanno nemmeno i frigoriferi e il pacco che viene portato dalla famiglia una volta alla settimana, viene usato dal detenuto per tutti i sette giorni”.

Un problema che come afferma Carlotta Chiaraluce è anche sanitario, perché spesso nelle strutture mancano i medici e le ambulanze tardano ad arrivare. Una dinamica che secondo la Coordinatrice non si risolve costruendo altre carceri ma con delle misure alternative per riformare le strutture detentive.

“Quando si esce da un carcere si percepisce un forte senso di sconfitta dello Stato: perché se quello dovrebbe essere un sistema che riabilita le persone, in realtà non riabilita nessuno” dice Chiaraluce “se entri perché hai rubato un pacco di biscotti, esci che hai un Master in rapina”.

“In carcere non c’è formazione e non c’è lavoro. Tutto quello che viene raccontato sul carcere in realtà non c’è, quindi la persona non si può recuperare e ci si abbrutisce e basta: è il fallimento dello Stato conclude Chiaraluce.