Sono passati appena due mesi dall’inizio del nuovo anno, ma dal 2024 si contano già 181 morti sul lavoro. In Italia, in base agli Open data del Inail, emerge che ogni 8 ore e mezzo muore un lavoratore. Secondo l’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre sono circa 4.622 le vittime che hanno perso la vita da Gennaio 2020 a Dicembre 2023. L’emergenza delle morti bianche sul lavoro è sempre più urgente e da Gennaio il numero dei decessi non ha mai cessato di smettere. Nelle ultime 24 ore hanno perso la vita due uomini: un giovane operaio di 23 anni e un uomo di 66 anni, in due contesti diversi ma accumunati dallo stesso destino. Il primo è morto mentre stava lavorando ad un impianto di irrigazione, il secondo ha perso la vita travolto da un furgone. Per questa ragione nella giornata di Lunedi, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che introduce nuove norme sulla sicurezza sul lavoro.

La patente a punti

Le morti bianche sul lavoro sono un fenomeno in continua crescita nel nostro Paese. Per questo motivo dal 1 Ottobre 2024 entrerà in vigore la patente a punti per la sicurezza sul lavoro”. Il nuovo decreto legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri per garantire l’attuazione del Pnrr ma anche per tutelare i lavoratori. La patente a punti verrà rilasciata dall’Ispettorato nazionale del lavoro e partirà da una base comprensiva di 30 punti. Potrà usufruirne ogni lavoratore autonomo e ogni impresa che operi nel settore edilizio. L’appellativo “patente” non è casuale, in quanto prevede la decurtazione dei punti, come nella patente di guida, in caso di illeciti. A seconda della irregolarità commesse saranno ritirati un certo quantitativo di punti, sia al lavoratore che all’impresa. In caso di incidente mortale all’interno di un cantiere verranno decurtati 20 punti all’impresa, che sarà costretta a sospendere la propria attività, ma che potrà recuperare i punti attraverso un corso di formazione. Qualora sia il lavoratore a perdere tutti i punti sulla patente, potrà recuperarne almeno 15 per tornare a lavorare. Il lavoratore che non sarà in possesso della patente o del sufficiente numero di crediti (15), non potrà operare nel cantiere, pena una sanzione dai 6.000 ai 12mila euro. In caso di incidente che determini per il lavoratore un’inabilità temporanea, all’impresa verranno detratti 10 punti, mentre nel caso di un’inabilità permanente ne saranno detratti 15. A decidere le sanzioni sarà l’Ispettorato nazionale del lavoro che potrà decidere se sospendere la patente fino a un massimo di un anno in caso di morte o inabilità permanente del lavoratore.

Cosa ne pensano i Sindacati

La Cisl sembra condividere almeno in parte la nuova norma sulla sicurezza sul lavoro, mentre lo sdegno generale arriva dalla maggior parte dei Sindacati. Cgil e Uil ammettono di essere insoddisfatti e intendono battersi per bocciare la nuova legge. L’Unione Sindacale di Base afferma che il nuovo decreto sia nato da “misure improvvisate e insufficienti” che nascondono “imbrogli”. Quello che fa riflettere sulle nuove misure introdotte dal Governo è soprattutto la modalità con la quale sono state varate. Si parlava infatti ormai da anni di introdurre una legge per la tutela dei lavoratori e solamente quest’anno il Consiglio dei Ministri ha deciso di intervenire. Una presa di posizione che non possiamo non notare che si sia verificata a seguito della recente tragedia del crollo del cantiere del nuovo Esselunga di Firenze, dentro il quale sono morti 8 operai“Il clima non è quello che ci dovrebbe esserci quando si parla di morti sul lavoro, tra le risposte la patente a crediti c’è, ma la vita di un lavoratore vale 20 crediti: si può lavorare con 15 e 5 si recuperano con un corso di formazione…” ha detto il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri. Il segretario della Cgil Maurizio Landini, ha commentato che il metodo è stato totalmente inadeguatoe ha criticato che la patente a punti sia stata prevista solamente per i lavoratori e le imprese edili, mettendo da parte tutti coloro che operano in altri settori. Landini ha chiesto quindi di “avviare una vera trattativa per realizzare un piano nazionale di prevenzione e protezione della salute e sicurezza sul lavoro”. Un’altra questione che secondo l’USB non è stata trattata è la ricattabilità a cui sono sottoposti i lavoratori e ha parlato anche della necessità di intervenire sui salari e sul sistema degli appalti. “In particolare abbiamo chiesto che tutti i lavoratori in appalto godano degli stessi trattamenti e delle identiche garanzie dei lavoratori diretti e che si ristabiliscano criteri oggettivi alla base degli appalti, rompendo con la logica di risparmiare sulla pelle dei lavoratori e deresponsabilizzare le direzioni aziendali”.