Che il suo fosse un talento cristallino non ce ne stiamo accorgendo noi ora, “qualcuno” lo aveva annunciato al mondo intero circa sette anni fa. Che la sua fosse la voce più promettente del panorama internazionale non lo afferma chi scrive pensando di diffondere la notizia dell’anno, lo stesso “qualcuno” lo aveva intuito nel 2017.
La scalata verso le stelle di Jorja Smith comincia proprio in quell’anno, quando in occasione di un concerto a Toronto, un certo Drake porta sul palco “una delle voci più incredibili, dei talenti più incredibili e degli esseri umani più incredibili che abbia mai conosciuto”, citandolo testualmente.
L’allora ventunenne originaria delle West Midlands che lavorava da Starbucks e sognava di cantare l’ha prima stregato con la sua voce di velluto, poi si è guadagnata un biglietto da visita niente male: il duetto in ‘Get it Together’ all’interno di ‘More Life’, uno degli album più iconici del rapper canadese.
A conti fatti, dunque, il primo motivo per cui Jorja Smith dovrebbe già essere tra i vostri artisti preferiti non ve lo da il sottoscritto ora, ve l’ha già dato “qualcuno” sette anni fa.

Quando le aspettative sono alte, si sa, vengono deluse il più delle volte. Drake l’aveva investita di una responsabilità che avrebbe schiacciato sotto il suo peso qualsiasi artista debuttante. Spoiler: non è andata così. Il secondo motivo per cui Jorja Smith dovrebbe essere già nella top ten dei vostri artisti preferiti (e se non lo è sarebbe proprio il momento di rimediare) si chiama Lost & Found, il suo album d’esordio.
Rispondere alla consacrazione, forse prematura, di uno degli artisti più influenti del panorama mondiale con un’opera prima di così fine fattura è cosa da pochi, è la rincorsa vigorosa di chi è destinato a saltare molto in alto.
Lost & Found’ è un lavoro elegante, maturo. È l’album che non ci si aspetta da una ventiduenne che sta appena bussando alle porte dell’industria. Quello che fa breccia nei cuori di critica e grande pubblico, al di là di una spiccata maturità autoriale e di arrangiamenti che sanno di “vero”, è una voce morbida ma incisiva, che lascia il segno, che non si dimentica facilmente.

Non l’ha ancora fatto (noi ci speriamo, tanto per la cronaca) ma se mai dovesse pubblicare un live album e non avessimo davanti ai nostri occhi la copertina, molto probabilmente non lo riusciremmo a distinguere da un album in studio. È proprio qui che arriva dirompente il terzo motivo per cui Jorja Smith dovrebbe finire di diritto in tutte le vostre playlist: la live performance è da brividi, in qualsiasi forma o modalità essa avvenga. Dall’atmosfera intima e acustica del Tiny desk all’emozione forte dei Brit Awards. La regola è sempre la stessa: voce inconfondibile, performance impeccabile, attitudine fresca e moderna.

Il quarto motivo è un ‘bonus’ che ci riporta indietro, ancora una volta, al 2016. Il primo estratto dall’album d’esordio “Lost & Found” si chiama “Blue Lights” e viene pubblicato due anni prima dell’uscita. –“Cosa c’entra? Ripeterai ancora una volta che ha una voce incredibile?”-. La risposta è no, anche se non ci si stancherebbe mai di ripeterlo, ma a questo giro ne faremo a meno. Blue Lights rappresenta qualcosa di più: si incastra con grande tempismo nel dibattito del “Black Lives Matter” e denuncia con estrema schiettezza ed eleganza narrativa le violenze della polizia. Nasce proprio da qui il punto che chi scrive ha lasciato snocciolare a un’istituzione, a chi “dal 74 a oggi non ha perso un attimo di musica intorno a sé”: Leo Kalimba, al secolo Leonardo Gerardi.

“Jorja Smith ha un modo di narrare le cose intorno a sé autentico, vero. I suoi brani sono racconti naturali a cui ci hanno abituato pochissimi altri artisti. I testi sono vere e proprie storie incastonate in una dimensione reale, concreta, senza fronzoli. Storie raccontate con un’eleganza disarmante che le rende ancora più attraenti”.
Parola di Kalimba.