Due milioni di francesi in piazza, chiusa la Torre Eiffel: il popolo detta la linea a Macron

Ben due milioni di francesi sono scesi ieri in piazza per dire coralmente “no” alla riforma neoliberale delle pensioni imposta da Emmanuel Macron. Come sapete, la riforma neoliberale delle pensioni è stata decisa con un vero e proprio gesto d’imperio mediante il quale Macron nelle settimane scorse ha addirittura scavalcato il Parlamento e ha, per così dire, dato la fiducia a questa impopolarissima riforma delle pensioni che sa va sans dire, è una riforma in perfetto stile neoliberale.
Si tratta, per dirla in maniera semplice e immediata, di una riforma che, in perfetta linea con le tendenze generali di un’Europa sempre più in balìa della tecnocrazia repressiva neoliberale, va a colpire spietatamente le classi lavoratrici e i ceti medi.

Una riforma, dunque, che meglio sarebbe appellare “Controriforma”, dacché innalza l’età pensionabile e va di fatto a colpire, come sempre ormai avviene, i ceti medi e le classi lavoratrici, quelli che di fatto ogni giorno appaiono più suppliziati dalla globalizzazione neoliberale. Globalizzazione neoliberale che usa in maniera ormai rituale una formula: finora avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità.
Grazie a questa, muta i diritti in privilegi e poi chiama in tal maniera” “lotta ai privilegi” quella che è e che resta, a ben vedere, una lotta ai diritti. Ebbene, i francesi si stanno opponendo con tutte le loro forze a questa impopolarissima riforma neoliberale delle pensioni.
E lo hanno fatto, come ricordavo nella giornata di ieri, scendendo in piazza in due milioni.

Su Il Messaggero leggo che addirittura l’attuale Eiffel è stata chiusa.
Proprio così: il simbolo della città di Parigi, la Torre Eiffel, è stata chiusa durante la protesta dei francesi contro la riforma neoliberale delle pensioni. Non sappiamo quali saranno le conseguenze di questa riforma, dunque se questa verrà bloccata o se ugualmente si imporrà.
Ma quel che ci preme sottolineare è il coraggio di un popolo, quello francese, che continua a dettare le traiettorie a tutti i popoli europei, ponendosi a tutti gli effetti come un vero e proprio modello.
Per inciso, anche la Germania nei giorni scorsi ha deciso di prendere esempio dal canto del gallo francese e ha indetto un mega sciopero per l’innalzamento dei salari in nome dell’innalzamento dei salari.

Possiamo allora dire in questo caso senza ambagi e senza tema di smentita, vive la France.
La Francia insegna a tutti i popoli d’Europa, compreso a quello italiano, l’esigenza di far valere l’indocilità ragionata e la protesta corale, da che l’ordine neoliberale non si fermerà fintanto che non incontrerà resistenza.
Detto altrimenti, è solo dalla nostra capacità di organizzarci e di dire insieme “no” che dipenderà la capacità di fermare l’avanzata di un ordine repressivo del capitalismo che in assenza di resistenza si potrà eventualmente prendere tutto, financo la nostra nuda vita.

Ecco allora l’importanza di organizzare forme di resistenza e di opposizione e soprattutto di socializzare l’opposizione e la resistenza dacché è solo organizzando la resistenza, e quindi rendendola sociale, che si può ottenere uno sperato risultato, com’è auspicabile che avvenga in Francia con le proteste del popolo francese.

RadioAttività – Lampi del pensiero quotidiano con Diego Fusaro