Già da parecchio tempo invero i professionisti dell’informazione – ossia i padroni del discorso unico politicamente corretto e geopoliticamente corretto di completamento della globalizzazione americano-centrica – vanno ossessivamente ripetendo un mantra.
Questo mantra dice che il rublo russo è effettivamente fortissimo, è innegabile, forse come mai prima e che ciò tuttavia rappresenta un gravissimo problema per la Russia di Putin.

Ebbene sì, ci spiegano con una vera e propria capriola acrobatica che il rublo è imbattibile (mai come oggi) e che ciò però, lungi dall’essere un punto di forza della Russia di Putin, è un segno di grave debolezza. Insomma, siamo davvero nel regno del bipensiero orwelliano: ci dicono che la Russia va forte ma che questo è un problema; ci dicono che le sanzioni alla Russia non la stanno nemmeno lontanamente impensierendo e che tuttavia questo è un grave problema per la Russia.

Mi siano allora consentite soltanto due notazioni telegrafiche. In primo luogo, i padroni del discorso avrebbero scritto ugualmente che è un grave problema per Putin se il rublo fosse stato debole. Dacché, a priori, i padroni del discorso (lo abbiamo inteso) debbono ringhiare a Mosca e scodinzolare a Washington. Detto altrimenti: i padroni del discorso debbono celebrare, in maniera quasi agiografica, gli Stati Uniti d’America e il loro imperialismo (che, per definitionem, è esportazione benefica di diritti e liberazione ultra positiva dei popoli rispetto agli oppressori) e debbono, per converso, aggredire verbalmente senza posa tutti coloro i quali provino, in un modo o nell’altro, a opporre resistenza all’imperialismo americano-centrico (lo fecero al tempo contro la Russia sovietica, lo fanno ora contro la Russia Putiana). Nihil novi sub sole. Miseria del giornalismo, avrebbe detto forse il vecchio Marx.

In secondo luogo non sfugga il fatto che, in relazione al rublo e all’economia russa, i professionisti dell’informazione vanno a piè sospinto ripetendo che quella russa ormai è un’economia isolata, che a seguito di questa guerra e delle sanzioni che si sono innescate la Russia, in sostanza, è anche economicamente ma oltre a ciò geopoliticamente isolata.

Si tratta anche in questo di una menzogna palese se si considera che (a rigore) economia isolata non è certo quella russa, se si considera poi che quella russa è aperta a oriente alla Cina. Insomma, la Russia ha dinanzi a sé un intero mondo, basta che si volti verso oriente ed è aperta ad ogni tipo di commercio e di relazione. Al contrario, economia isolata – ciò che i padroni del discorso si guardano bene dal sottolineare – è quella Europea. Questa infatti è sempre più vincolata unilateralmente a Washington.

L’economia europea è sempre più condannata a essere sottomessa a quella potenza a stelle e strisce che dal ’45, in fondo, tratta l’Europa tutta come una colonia e che ora non fa altro che rinsaldare questo rapporto tra servo e signore – direbbe il vecchio Hegel – dove naturalmente il servo è l’Europa tutta, che continua ad essere semplicemente un’espressione geografica, un cane al guinzaglio di Washington. L’Unione Europea, lo abbiamo ripetuto ad abundantiam, altro non fa se non intensificare questo rapporto di sudditanza e di subalternità del vecchio continente alla monarchia talassocratica del dollaro.

Insomma le cose sono, anche in questo caso, diametralmente opposte rispetto a come vengono raccontate dagli autoproclamati professionisti del discorso.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro