Analizzare il cupo momento delle democrazie occidentali non è certo un’operazione semplice, ma questo non ha intimidito il Prof. Massimo Cacciari nella sua analisi in Senato nel corso della conferenza presieduta dal senatore di Italexit Gianluigi Paragone. I due anni di pandemia e la recente finestra bellica non sono frutto del caso nella visione cacciariana, ma si inseriscono in una crisi democratica che comincia molto tempo addietro. Come lo vedevamo?
“Nell’incapacità di governare i processi migratori o nella crisi economica” ad esempio. Semplici ferite in superficie che nascondono croste molto più profonde, di cui vediamo ora il doloroso effetto.

Uno di questi è il comportamento – specie dell’Italia – nel fronteggiare il Covid. “La spiegazione scientifica del prof. Bizzarri va bene, ma bisogna reagire con la cultura, agire riflettendo”.
I processi che governano il nostro comportamento in questo biennio sono, per Cacciari, da inquadrare culturalmente e psicologicamente: non è alla virologia che dobbiamo chiedere come mai nonostante decada l’obbligo di indossare le mascherine, una sparuta maggioranza si senta comunque in pericolo e scelga di continuare a indossarle in barba a quegli slogan che ci venivano spesso ripetuti: “Guardate che tutti le vogliamo togliere”. E invece no.

Ma quello delle mascherine è solo una banale semplificazione di un meccanismo di legittimazione e conformismo che poco c’entrano, per Cacciari, addirittura con il significato di comunità (di cui invece si fregiano spesso i più paurosi): “Comune è il contrario di immune. In democrazia non puoi pensare alla sicurezza immunitaria, cioè, puoi pensarci ma non quelle modalità. C’è il nemico? Tutti in lockdown.
E’ il contrario del senso di comunità”.
Crisi che si intravede anche nel conflitto russo ucraino, di cui il professore ipotizza risvolti tremendi: “Temo che il prossimo passo sarà il passaggio a un’economia di guerra”.
Ecco l’intervento completo.