Ieri Draghi ha parlato agli italiani: solito discorso politico dove viene detto tutto senza dire nulla. Solito discorso pronunciato con lo sguardo asettico, e fisso su un punto della telecamera, a dimostrazione che chi lo pronuncia non prova sulla propria pelle nulla di quello che dice, altrimenti l’emotività gli avrebbe quantomeno fatto battere le ciglia almeno una volta in più del normale.
L’espressione di Draghi invece era quella di chi ti dice cose a cui non crede, adattandosi probabilmente a leggere quello che passa in sovrimpressione sul monitor (chissà che non abbia pagato una consulenza alle agenzie di comunicazione americane anche per questo discorso).

Una cosa è certa, quando ha detto agli italiani “le mie preoccupazioni sono le vostre preoccupazioni” non poteva crederci davvero.
La preoccupazione degli italiani è che presto ripartiranno le rate dei mutui e non hanno più un euro, quegli euro su cui c’è proprio l’autografo di Mario Draghi. Le preoccupazioni degli italiani sono il blocco dei licenziamenti che potrebbe colpire il loro capofamiglia, il nuovo lockdown che potrebbe dare la spallata finale all’azienda di famiglia, i bambini che non vanno più a scuola, le mamme che non possono più andare a lavorare, i ristori che non arrivano o che sono insufficienti: queste sono le preoccupazioni degli italiani.
Quante di queste preoccupazioni può davvero sentire sulla propria pelle Mario Draghi? A giudicare dai suoi occhi mentre pronunciava quella frase, io direi assolutamente nessuna.

Ma non c’è bisogno di essere bravi a leggere lo specchio dell’anima per capirlo. Basta più volgarmente leggere la sua dichiarazione dei redditi e quella degli italiani con i quali vorrebbe condividere le preoccupazioni.
Una cosa giusta però l’ha detta: “Non vi prometterò nulla che io non possa mantenere“.
Quindi? Che cosa ha promesso nel suo discorso? Assolutamente nulla.
Non siamo riusciti neanche a capire se andremo incontro a nuove chiusure oppure no, se ci sono soldi in arrivo nell’immediato oppure no. Lui vede semplicemente una via d’uscita non lontana con l’accelerazione sul piano vaccini, che però in Italia al momento ancora non c’è.
Allora aiutiamolo noi: se lui si è messo sul nostro piano, se si è messo nei nostri panni, allora proviamo anche noi a fare la stessa cosa. Proviamo a suggerirgli le cose che potrebbe promettere e mantenere.

Potrebbe per esempio cancellare i debiti che attanagliano gli italiani, quelli che abbiamo contratto a causa delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria. Per farlo potrebbe abolire cartelle esattoriali, tasse, balzelli.
Abolire, specifichiamo: non rimandare di sessanta giorni.
Potrebbe accreditare sui conti correnti la cifra esatta che i commercianti, i lavoratori, gli imprenditori hanno perso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; ma parliamo del 100% della differenza tra l’anno prima e il successivo, non un’irrisoria percentuale prendendo un solo mese come termine di paragone.
Potrebbe fermare i pignoramenti delle banche per quelle aziende o quei cittadini andati in difficoltà a causa del virus.

Ma dove trova tutti questi soldi“, direte voi.
Bene, dovrebbe semplicemente ricordarsi quello che disse lui stesso a Bruxelles a un giornalista che gli chiese se la BCE potesse mai finire i soldi: fu proprio lui a spiegare che una banca centrale i soldi li crea, e quindi può fare fronte a qualsiasi emergenza e a qualsiasi problema di liquidità.
Telefoni allora alla Lagarde o gli mandi l’estratto di quel video. Gli dica poi che se non interviene la Banca Centrale Europea si rischia di tornare a una Banca Centrale Italiana.
In questo momento il problema degli italiani deve essere solo quello di battere un virus invisibile che non si sa da dove provenga, non quello di avere un problema di soldi che invece l’uomo crea da solo attraverso le banche centrali (e chi meglio di lui può saperlo).

Ecco le promesse che potrebbe fare e mantenere. Ecco cosa vuol dire mettersi nei panni degli italiani.
Vuol dire avere la consapevolezza che se gli chiede di stare chiusi in casa e di chiudere la propria attività non gli si può chiedere di combattere con i debiti, con le banche, con l’Agenzia delle Entrate, con il mutuo, con le rate.
Questi problemi vogliamo averli quando siamo noi stessi a crearli, non quando sono la conseguenza di misure imposte: questo è quello che vogliamo sentirci dire dal Presidente del Consiglio. Non che ci venga a parlare della sacrosanta parità di genere tra uomo e donna, quando proprio loro non fanno altro che alimentare giorno dopo giorno con le loro azioni le enormi disparità tra esseri umani.
Ecco, caro Presidente, ora hai finalmente gli strumenti per metterti nei panni degli italiani.

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