Il termine “visione” sembra spesso a primo impatto un vocabolo astratto, quasi effimero e privo di attinenza al reale, ma forse mai come nella concezione di Alessandro Barbano è invece ciò che ci riporta alla realtà, ciò che manca alla nostra società e che dunque sembra più che mai essere carente nella politica.
Manca una visione in una politica bipolare, una politica con due poli opposti e in mezzo il nulla a rasentare il vuoto che si cela dietro il dibattito attuale.

Questa mancanza di visione ha portato secondo il Vicedirettore del Corriere dello Sport a decisioni prive di logica e che talvolta hanno persino insultato il parlamento e la democrazia. Ma anche alla proroga dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre, confermata stamane dal Premier Conte, che porterà il Presidente del Consiglio dei Ministri a poter emanare i suoi dpcm e continuare con le procedure che conosciamo per fronteggiare l’emergenza.

Non c’è però opposizione che presenti veri argomenti, “c’è il populismo dichiarato della destra di Salvini e quello strisciante del PD“: a risentirne, come sempre, noi. I cittadini.
L’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani ad Alessandro Barbano.

Lo stato d’emergenza è una necessità sanitaria indiscutibile, perché lasciata giustamente al magistero degli scienziati.
Conte fa probabilmente riferimento a delle valutazioni di carattere scientifico del comitato tecnico, che sostiene altresì ogni giorno in televisione che c’è una recrudescenza del virus che in autunno potrebbe tornare, tanto più perché nelle altre parti del mondo circola ancora a livelli alti e dunque il turismo e la riapertura delle scuole potrebbero essere fonti di nuovi focolai.

Il tema però di come tu applichi lo stato d’emergenza, la modalità in cui lo imponi è una decisione politica che non può non passare dal parlamento, perché altrimenti la democrazia si riduce nella sua ricchezza e cede a una tentazione di inconsapevole autoritarismo. Questo non deve avvenire.
Purtroppo la pandemia ha dimostrato quanto fragile sia la democrazia italiana, perché ha attivato degli anticorpi che oltre ad andare contro il virus sono andati contro la democrazia stessa con forme di autoritarismo involontario, lo statalismo che pervade tutte le politiche distributive di questo governo e con una certa quota di intransigenza moralistica.

In questo Paese un contenuto di populismo strisciante accompagna il cosiddetto populismo dichiarato e consapevole. C’è questo tipo di populismo e, appunto, c’è un populismo strisciante, subalterno come quello ad esempio del PD che soggiace a dei veti ideologici dei 5 Stelle che è un tratto della nostra democrazia.
Il populismo non è politichetta che sta solo in capo a chi se lo intesta, è un atteggiamento della politica che cerca il consenso di basso profilo e si rifiuta di affrontare i grandi temi con una visione. Questa è la fragilità di due offerte politiche bipolari. La politica non è scegliere il male minore.

La politica deve saper guardare lontano, e questo Paese deve avere la capacità di prendersi la sua responsabilità che ha nel debito pubblico il suo simbolo, investendo in un processo che chiama ad assumere scelte faticose in ime di un investimento futuro. C’è una generazione, quella dei padri, che ha rubato il futuro dei figli. Basta promettere anche di fronte a questa crisi sussidi a debito, caricandoli sulle spalle delle generazioni future invece di disegnare uno sviluppo vero.

Abbiamo fatto in modo che molti studenti non facessero lezione dal 15 marzo all’8 settembre con vuoti che non verranno mai colmati. Abbiamo rinunciato a proteggere le fasce deboli della popolazione, cioè i giovani e le donne, garantendo soldi a chi già li aveva uscendo ancora più vecchi e ancora più corporativi. Con una mancanza di visione che è il tratto della politica corrente“.


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