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Non laureati insegnanti a scuola ► Rusconi (ANP): “Ne vengono fuori di tutti i colori, proposta del Ministero irrealistica”

150 crediti su 300 non fanno una laurea, ma saranno presto sufficienti per insegnare.
E’ questa l’idea contenuta all’interno di una bozza del Ministero dell’Istruzione che trova conferma anche rispetto a sindacati e presidi: gli studenti a partire dal terzo anno di università laureandi in scienze della formazione primaria potrebbero perfino avere in base alla proposta anche la possibilità di vedersi assegnate delle supplenze annuali presso le scuole elementari.

Tutto già nero su bianco, il progetto per far fronte alla paura di non coprire tutte le classi (secondo la CISL) è stato recapitato ai sindacati ed ha ovviamente interessato anche i dirigenti scolastici, con tutto lo stupore e il disappunto del caso.
Ai nostri microfoni è intervenuto a riguardo proprio il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio.
Ecco l’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani al Prof Mario Rusconi.

Non mi sembra una proposta molto realistica, perché noi già avremo nella scuola probabilmente qualche centinaio di migliaia di giovani laureati precari, alcuni dei quali hanno anche vinto dei concorsi o delle abilitazioni e mi sembra molto difficile che si possa arrivare a una soluzione di questo tipo.

Le graduatorie con questi giovani laureati sono talmente numerose che arrivare ai non laureati mi sembra un’idea che non ha molte basi solide.

Sulla scuola ne vengono fuori di tutti i colori, è come il calcio: ognuno è l’allenatore che vincerà il campionato del mondo. Così sull’istituzione scolastica ognuno sente di dover dire la propria.
Mi spiace dirlo, ma a volte ci cadono anche i giornalisti, magari per fare uno scoop.

Consideriamo poi che il Ministro Azzolina insieme al Premier Conte giorni fa ha detto che lo Stato avrebbe sborsato un miliardo per l’assunzione di 50 mila in segnanti e 17 mila collaboratori scolastici (più appropriatamente, “bidelli”) e teniamo conto che gà 50 mila sono precari che si vanno ad aggiungere ad altri precari che gli uffici scolastici devono nominare anche perché ci sono state decine di migliaia di pensionamenti per l’età media alta e per Quota 100, con cui molti sono andati in pensione prima. Anche tra i presidi“.

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