Sembra che i professionisti dell’informazione siano dispiaciuti all’idea che il coronavirus possa uscire dalle nostre vite.
Accade così che ieri, dinanzi al fatto che in Lombardia per la prima volta non si sono registrate morti da Covid-19, il circo mediatico avanza sospetti.
“Forse ci sono stati errori di calcolo“, si dice da più parti, e pare che nessuno voglia prendere sul serio il fatto che realmente non vi siano stati morti e che in qualche modo ci si possa avviare verso un ritorno alla normalità e allo smantellamento delle misure d’emergenza.
Addirittura si prevede che il 3 giungo possano non estinguersi le misure che impediscono il transito interregionale: ciò per via degli irresponsabili dell’apericena e per i serial killer dello Spritz.
Si potrebbe persino, con la solita espressione “tra il grottesco e il terroristico” per dirla con Marx, tornare a chiudere tutto.
Intanto ieri arriva la conferma dalla Cina di ciò che andiamo dicendo da febbraio, ossia che ci troviamo nel bel mezzo di una guerra fredda tra la Cina e il leviatano a stelle e strisce.
Si tratta di un conflitto interno alla “Quarta Guerra Mondiale”, come la chiamava Costanzo Preve, che già da tempo aveva preso forma e aveva trovato nel 5G e nella tensione su Huawei due momenti di aperta manifestazione pubblica.
Ciò dovrebbe indurre a un serio ripensamento sulla natura del virus e alla possibilità che coincida con un prodotto da laboratorio, sfuggito o creato ad hoc.
In sostanza, non sarebbe il caso di provare a chiarire come realmente si colloca il Covid-19 in questa guerra fredda, ora riconosciuta come esistente?
Pare però che la comunità scientifica voglia occuparsi di tutto fuorché di questa ipotesi.
Stupisce tra l’altro un articolo apparso ieri su Repubblica: “Calano i contagi, vaccino a rischio. Lo scienziato di Oxford: se l’epidemia svanisce non riusciremo a testarlo”.
Ebbene, lo scienziato in questione si chiama Adrian Hill e già da tempo lavorava al vaccino. Di più, sostiene da tempo che la possibilità di somministrarlo già da settembre sia elevata.
Ora la speranza sembra svanire, dacché vi è il rischio che il virus sparisca e che la pandemia cessi.
L’articolo di Repubblica riporta un surreale virgolettato dello scienziato britannico: “Siamo nella paradossale situazione di sperare che il virus resti ancora per un po’“.
Proprio così: sperare che resti ancora per un po’.
La frase suona in effetti paradossale, almeno quanto quella di chi si avventurasse a sperare che il cancro non scompaia prima di essere riusciti a rinvenire la cura definitiva.
Insomma, adesso alcuni scienziati ci dicono che sperano nell’ulteriore durata del virus, che è poi una conferma di quanto da tempo andiamo sostenendo: vi è chi spera che il coronavirus alberghi ancora tra di noi, di modo che l’emergenza non venga meno, che le misure emergenziali si mantengano, magari intensificandosi, e che il potere simbolico del circo mediatico non si indebolisca.
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