Seguita indefessamente la fermissima opposizione di Viktor Orbán, indomito presidente ungherese, alle folli politiche belliciste dell’Unione Europea, tempio vuoto che santifica il turbocapitale finanziario sans frontières. Abbiamo ripetutamente criticato Orbán, invero, per il suo indecoroso sostegno al criminale di guerra Netanyahu e continuiamo a farlo. Ma non possiamo egualmente che seguitare a elogiare Orbán per quel che invece concerne la sua opposizione instancabile all’Unione Europea, treno in corsa verso l’abisso, tecnocrazia depressiva e repressiva che sta stritolando i popoli europei e sta portando l’Europa stessa verso l’abisso.
Il presidente ungherese ha puntato il dito contro il nuovo osceno invio di armi e di soldi a Kiev, mettendosi, come usa dire nel lessico comune, di traverso. E Orbán lo ha fatto con ottime ragioni, se solo si considera che l’Unione Europea non soltanto sta vergognosamente dilapidando i danari dei cittadini europei, sprecandoli per il sostegno alle irragionevoli ragioni della guerra del guitto di Kiev, l’attore Nato Zelensky. L’Unione Europea sta altresì alimentando sconsideratamente le ragioni del conflitto, provocando in ogni guisa la Russia di Putin e cercando altresì di trascinarla nella guerra, salvo poi fingere, con massima ipocrisia, che sia la Russia stessa a desiderare lo scontro con l’Europa.
Anziché discutere le posizioni di Orbán secondo quell’etica del discorso, che pure si converrebbe a una democrazia, l’Unione Europea ha immediatamente liquidato in maniera oscena il presidente ungherese come “cavallo di Troia di Putin”.
Insomma, non sono ammesse posizioni di critica e di opposizione, ciò che prova una volta di più, se ancora ve ne fosse bisogno, come l’Unione Europea sia ben lungi dall’essere una democrazia perfettamente realizzata, essendo invece un ordine tecnocratico e repressivo che annienta sul nascere ogni possibile discussione critica sulle politiche da seguire. Una volta di più non si tratta di salvare l’euro e l’Unione Europea whatever it takes, come disse l’unto dai mercati, l’euroinomane Mario Draghi.
Si tratta invece di salvarsi a ogni costo dall’euro e dall’Unione Europea prima che sia troppo tardi, poiché l’Unione Europea non soltanto sta distruggendo i ceti medi, le classi lavoratrici e le identità dei popoli europei. Come se non bastasse, già da diverso tempo si sta adoperando in ogni guisa per trascinare l’Europa tutta nel baratro del la guerra con la Russia di Putin. Ci sta provando in ogni modo, la sta provocando, sta facendo di tutto per far scaturire il conflitto. Un conflitto che, ça va sans dire, se mai dovesse scaturire, segnerebbe la fine dell’Europa tutta.
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