Con il transito della centralità della crisi economica alla centralità della nuova crisi sanitaria e dell’OMS sembra si assista anche a un mutamento dei protagonisti del capitalismo: le persone di spicco della global class si passano il testimone del trono del mondo.

Non mutano poi molto i modelli narrativi dei “professionisti dell’informazione”, ossia del clero regolare giornalistico, gli oratori del turbocapitalismo globalizzato.
I multimilionari della global-class, i “bellatores” finanziari, tutelano il proprio cinico interesse a spese della massa dannata dei lavoratori supersfruttati e iperprecarizzati.
Gli amministratori del consenso li celebrano a tutta pagina come “filantropi”.
Lo scopo degli oratori è stabilmente far sì che i lavoratori sofferenti, anziché insorgere, adorino i “bellatores” che la neolingua santifica come filantropi.

“Viva Soros”, dicono gli amministratori del consenso

Fino a prima della crisi del coronavirus, il protagonista indiscusso del nuovo ordine modndiale era il filantropo Giorgio Soros: “Viva Soros!” aveva anche detto Gad Lerner il 7 marzo 2019.
Ebbene, con l’avvento dell’emergenza e del nuovo ordine sanitario, Giorgio Soros ha ceduto lo scettro a un altro “filantropo”, quale Bill Gates.

Il nuovo protagonista: Bill Gates

Bill Gates ha occupato il posto di Soros mettendosi a capo del nuovo capitalismo terapeutico. Egli, già esperto della logica centrata su virus e antivirus in riferimento ai computer, aveva esternato una profezia nel 2015 nel corso di un seminario a Vancouver.
Aveva detto che un tempo, quando era ragazzo, ci si preoccupava della guerra nucleare, mentre oggi, ha detto il “filantropo”, il più grande rischio di catastrofe globale non è più la bomba atomica, ma “è più simile a questo“.

Sullo schermo fece allora comparire un germe dell’influenza, peraltro decisamente simile al coronavirus.
Diceva ancora Gates che “se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone in futuro è più probabile che sia un virus altamente contagioso che una guerra“: non missili, ma microbi.

La profezia

Gates vaticinava poi sul fatto che in seguito avremmo potuto non essere fortunati come era stato con l’ebola, “può essere un virus in cui ci si sente abbastanza bene anche se contagiosi. Permette di salire su un aereo o andare al mercato“, così diceva nel 2015 Gates.
Sembrava in effetti un identikit ante litteram del Covid.

Come se non bastasse nello stesso discorso disse: “Ci sono cose che potrebbero rendere la situazione mille volte peggiore, vediamo di un virus che si diffonde per via aerea, come l’influenza spagnola del ’18: si diffonderebbe nel mondo molto rapidamente. Più di 30 milioni di persone sono morte in quell’epidemia.

Doti profetiche?

Detto ciò si sbilanciava persino nel tratteggiare una strategia di reazione alla pandemia, e disse che era necessario effettuare delle simulazioni sui germi, quello che poi avrebbe fatto nel 2019 con l’Event 201.
Infine, dulcis in fundo, insisteva sulla ricerca dei vaccini, ossia degli antivirus stavolta non per i Pc, ma per gli esseri umani.
Servono più ricerca e sviluppo nell’area dei vaccini e della diagnostica“, così diceva nel 2015.

Ebbene, gli eventi del Covid sembrano aver dato ragione a Gates, che molti argomenti ha dato a chi viene stigmatizzato come cospirazionista poiché ha ravvisato più che semplici coincidenze in queste doti vaticinanti del noto araldo del turbocapitalismo no-border Bill Gates.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro


ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE YOUTUBE

LEGGI ANCHE: