Sara Di Pietrantonio il 29 maggio 2016 veniva uccisa e data alle fiamme dall’ex-fidanzato Vincenzo Paduano in Via della Magliana a Roma. Oggi arriva la condanna all’ergastolo da parte dei giudici della Corte di Appello dopo il rinvio della Cassazione che ha chiesto di aggravare la pena per l’uomo ritenendo il reato di stalking non assorbito in quello di omicidio.
“E’ una giornata importante – non per l’ergastolo – ma perché è stata data autonomia e centralità allo stalking. Una grande conquista perché apre una breccia, una speranza, per le donne che vanno a denunciare.
Tutte le sentenza hanno detto chiaramente che non si trattava di gelosia, non si trattava di raptus, ma si trattava di una dinamica relazionale basata sul possesso e sul potere patronale.
La cosa importante da dire alle donne è questo, attenzione alla prima avvisaglia, non scambiate le negazioni imposte dal vostro compagno per amore e attenzione, dobbiamo sfatare il mito della gelosia, non sempre richiama qualcosa di amorevole.
Sara non era mai stata toccata con un dito da Paduano fino al 22 maggio, una settimana prima di essere uccisa. Però aveva subito una vera e propria persecuzione che lascia delle ferite gravi come quelle fisiche, è questo che le sentenze hanno messo in luce”.
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