Silvio Baldini ha chiuso il suo breve passaggio sulla panchina della Nazionale con due vittorie, ma il suo futuro da CT resta tutt’altro che scontato. L’Italia sperimentale affidata al tecnico toscano ha superato Lussemburgo e Grecia con due successi di misura, entrambi per 1-0, in un doppio test che ha avuto soprattutto il valore di una prova generale. Ora, almeno sulla carta, Baldini dovrebbe tornare alla guida dell’Under 21, la squadra da cui è partito questo mini-ciclo azzurro.
Eppure, attorno al suo nome qualcosa si è mosso. Il pubblico sembra aver apprezzato il suo approccio diretto, il suo modo schietto di parlare e la scelta di puntare su un gruppo giovane, fresco, meno ingessato rispetto al passato. Baldini, però, non si sbilancia. Dopo l’ultima amichevole ha preferito abbassare i toni: «Non dipende da me», ha detto, lasciando intendere che la decisione sul prossimo Commissario Tecnico passerà inevitabilmente da altri tavoli.
Se il suo nome dovesse restare nel mazzo dei candidati, Baldini partirebbe comunque da outsider. Non ha il profilo del grande nome da copertina, non appartiene al circuito degli allenatori più celebrati e conosce bene il peso delle definizioni che il calcio sa appiccicare addosso.
Il tecnico lo ha spiegato senza troppi giri di parole, respingendo l’idea di essere arrivato lì per caso: «Non voglio passare per uno scappato di casa. Il mio percorso mi ha portato a questo risultato incredibile. Ma nel calcio danno delle etichette che è difficile togliersi». Una frase che racconta molto del personaggio e del momento: Baldini sa di aver conquistato attenzione e simpatia, ma sa anche che la Nazionale, soprattutto dopo anni difficili, potrebbe scegliere una figura più riconoscibile e politicamente più forte.
Nel dibattito sul futuro della panchina azzurra, il profilo più pesante resta quello di Antonio Conte. Lo stesso Baldini, alcune settimane fa, aveva indicato l’ex tecnico del Napoli come un nome da valutare con grande attenzione: «Se fossi nel presidente federale, il nome di Conte lo valuterei eccome».
Conte è libero, non ha fretta di rientrare e potrebbe ascoltare eventuali proposte della nuova governance federale. Molto dipenderà anche dagli equilibri interni alla FIGC e dalle elezioni del prossimo 22 giugno, con Giovanni Malagò indicato in vantaggio su Giancarlo Abete. La scelta del prossimo CT, in questo senso, non sarà soltanto tecnica: sarà anche un segnale politico e strategico sul futuro del calcio italiano.
Tra i nomi che circolano c’è anche quello di Roberto Mancini, che non ha mai nascosto del tutto il rimpianto per l’addio alla Nazionale. L’ex CT, protagonista del trionfo europeo, spera ancora in una chiamata per riprendere un percorso interrotto bruscamente e poi riletto, anche da lui stesso, con qualche rimorso.
Più lontana, invece, la pista Pep Guardiola. La suggestione esiste, ma al momento appare destinata a restare tale. Non risultano trattative concrete e l’ex Manchester City sembrerebbe orientato a fermarsi, senza contare le difficoltà economiche e progettuali di un’operazione del genere.
Nel frattempo, il caso Baldini continua a far discutere. A Radio Radio, Ilario Di Giovambattista ha sintetizzato così il clima attorno al tecnico: «Baldini resta come CT della Nazionale? Il popolo lo ama, ma non piace al Sistema».
Una lettura netta, che mette al centro la distanza tra il gradimento popolare e le logiche dei palazzi del calcio. Baldini piace per la sua autenticità, per il suo linguaggio poco convenzionale e per l’idea di una Nazionale più giovane e meno legata ai soliti equilibri. Ma proprio queste caratteristiche, secondo questa interpretazione, potrebbero rappresentare un ostacolo alla sua conferma.
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