Da agosto in poi la situazione politica italiana è stata tutta un rovesciamento e un turbinio di situazione che si sono ribaltate. La crisi irresponsabilmente avviata dal Papeete ha attivato una funesta catena che ancora oggi stenta ad arrestarsi.
L’ultimo repentino mutamento di questi giorni è al scissione del gruppo di Matteo Renzi, il tosco nichilista che ha il solo merito di aver reso lampante l’ormai avvenuta identità tra destra e sinistra.
Destra e sinistra oggi esistono come pure protesi di consenso elettorale che garantiscono un alternanza senza alternative, quindi aprono la strada alla vittoria del partito unico del capitale. Sono di fatto due diversi modi di affermarlo: mercato sovrano, atlantismo assoluto, negazione di ogni sovranità nazionale, di ogni democrazia e di ogni popolo. Il bluette delle destre e il fucsia delle sinistre coincidono in tutto e per tutto.
“Italia Viva” è la nuova fondazione a cui Renzi ha dato vita, un partito che per come il tosco nichilista ha ridotto la Patria quando era al governo a colpi di Jobs Act, dovrebbe chiamarsi “Italia Morta”.
Ricorderete infatti oltre al Jobs Act la riforma della “buona scuola”, chiamata così in modo ossimorico visto che era volta a distruggere integralmente la scuola stessa, e ora chiama “Italia Viva” il partito di quelli che hanno tentato di distruggere l’Italia stessa.
L’unica voce che si è elevata in questi giorni con una certa dose di buon senso è stata quella di Alessandro Di Battista, che ha messo in guardia i 5 Stelle dal PD, rivelandosi simile ad Anassagora per come lo chiamava Aristotile nella sua “Metafisica”: “Un sobrio in mezzo a tanti ubriachi“, l’unico che ha denunciato la tragicomica svolta verso le sinistre fucsia del Movimento 5 Stelle.
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