L’ultima richiesta disperata di Zelensky agli Stati Uniti

Il guitto di Kiev, Zelensky, attore nato con la N maiuscola, prodotto in vitro di Washington se non di Hollywood, non si arrende e prova goffamente a fare pressione su Washington. Dice Zelensky che, se solo potesse avere i missili Patriot, potrebbe perciò stesso agevolmente piegare la Russia di Putin. Come è noto, nelle settimane scorse l’attore NATO si era lagnato presso Sir Trump, l’imperatore a stelle e strisce, implorando l’invio di missili Patriot da utilizzare contro la Russia. Ebbene, la risposta di Trump era stata secca e perentoria. Infatti il codino biondo che fa impazzire il mondo aveva chiarito senza perifrasi che i missili Patriot servono attualmente a Washington impegnata in una estenuante guerra contro una Persia sempre più resistente. Per parte sua il guitto di Kiev aveva affermato che l’Ucraina era a quel punto pronta a costruirsi da sola i missili in assenza dell’agognato supporto di Washington. E però adesso Zelensky torna a battere cassa, come usa dire, e a implorare l’invio degli agognati missili da parte di Washington. La verità, che le centrali dell’informazione occidentale di salda fede liberal-atlantista si guardano bene dal lasciar affiorare, è che Kiev non sta affatto vincendo la guerra, come pure i pretoriani del pensiero unico politicamente e geopoliticamente corretto hanno ripetuto per mesi.

Tutt’al contrario, Zelensky è in difficoltà e, per così dire, a naspa, supportato ormai soltanto da quel treno in corsa verso il nulla che viene chiamato pudicamente Unione Europea. Come non mi stanco di ripetere ad nauseam, Washington pensava in origine di poter piegare agevolmente la Russia di Putin utilizzando l’Ucraina a mo’ di testa d’ariete. Ma aveva fatto decisamente male i conti, sottovalutando la capacità di resistenza della Russia di Putin e, più in generale, il nuovo diagramma globale dei rapporti di forza. Diagramma che sta lasciando emergere con limpido profilo come il mondo si stia ridefinendo in chiave multipolare. Detto altrimenti, sta già tramontando, o è tramontato del tutto, il dominio monopolare statunitense, così come si era venuto costituendo dopo il 1989, allorché sembrava che Washington fosse destinata a comandare l’intero pianeta senza contraddittorio. Ebbene, non è finita la storia come credeva Fukuyama, ma è finita una storia: la storia della dominazione monopolare del pianeta da parte della civiltà talassocratica del dollaro.

Diego Fusaro

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