La riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 da una maggioranza di centrosinistra e poi confermata da referendum popolare, ha ridisegnato i rapporti tra Stato e Regioni, ampliando in modo significativo le competenze legislative regionali su materie come sanità, comunicazioni e distribuzione dell’energia. A distanza di oltre vent’anni, la riforma continua a essere oggetto di dibattito tra i giuristi per le difficoltà applicative emerse soprattutto durante l’emergenza pandemica. Sul fronte economico-finanziario, un altro intervento costituzionale rilevante è quello del 2012, che ha introdotto il principio del pareggio di bilancio, vincolando la spesa pubblica alle regole di equilibrio di bilancio imposte a livello europeo. Sul piano culturale, negli ultimi anni il dibattito pubblico italiano è stato inoltre attraversato dalla discussione sul cosiddetto pensiero woke, corrente di pensiero nata negli Stati Uniti e centrata sulla decostruzione del linguaggio e delle categorie identitarie tradizionali, spesso richiamata in relazione al transumanesimo, la corrente filosofica — le cui radici critiche risalgono anche al pensiero del filosofo Günther Anders e alla sua idea dell’uomo reso “antiquato” dalla tecnica — che teorizza il superamento dei limiti biologici umani attraverso la tecnologia.
Su questi temi è intervenuto Carlo Iannello, docente di diritto costituzionale, ai microfoni di Fabio Duranti a Un Giorno Speciale. Il costituzionalista si dichiara contrario a nuove modifiche della Carta nell’attuale contesto politico, sostenendo che le riforme del Titolo V e del pareggio di bilancio abbiano prodotto, nelle sue parole, “disastri immani”. Sul primo punto, Iannello osserva che la distribuzione nazionale dell’energia elettrica sia stata attribuita alle Regioni nonostante la Costituzione stessa parli di materia “nazionale”, una contraddizione che l’analista definisce sintomo di una più ampia “guerra con la realtà” condotta dalle classi dirigenti. È in questa cornice che il docente colloca anche la critica al linguaggio del politicamente corretto: secondo Iannello, la stessa logica di “guerra alla realtà” si ritroverebbe, in forma più radicale, nelle formule linguistiche che evitano di definire una donna come “persona con la vagina”, un fenomeno che l’analista lega al più ampio progetto transumanista attribuito a grandi imprenditori tecnologici, interessati — a suo dire — a “destrutturare” religione, famiglia e distinzione sessuale come categorie identitarie consolidate.
Sul pareggio di bilancio, l’analisi si sposta sulle priorità di spesa pubblica: secondo Iannello, il vincolo costituzionale impedirebbe di finanziare in deficit sanità, scuola e trasporto pubblico, mentre resterebbero possibili altre voci di spesa straordinaria legate agli investimenti nella difesa a livello europeo.
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