La Champions League entra nel vivo e il verdetto della League Phase ha disegnato un quadro affascinante, ma insidioso, per le italiane. Juventus, Inter e Atalanta hanno scoperto il loro destino ai playoff. I bianconeri sfideranno il Galatasaray, la Dea se la vedrà con il Borussia Dortmund, mentre i nerazzurri sono attesi dalla trasferta più particolare di tutte: quella contro il Bodo Glimt. Tutte giocheranno il ritorno in casa, forte del piazzamento da teste di serie, con lo sguardo già rivolto anche al tabellone e al sorteggio degli ottavi di finale del 27 febbraio.
Ma è inevitabile che i riflettori, anche nel dibattito acceso di Radio Radio Lo Sport, si concentrino soprattutto su Inter-Bodø/Glimt. Perché dietro l’etichetta sbrigativa di “salmonari” – che Melli e Damascelli invitano a respingere con decisione – si nasconde una delle realtà più scomode e sottovalutate del calcio europeo.
Inter avvisata: niente superficialità col Bodo Glimt
Lo ha sottolineato chiaramente Javier Zanetti nel post-sorteggio: “Ora dobbiamo affrontare il Bodø e ci prepareremo al meglio. Curaremo tutti i particolari, il sintetico può proporti delle insidie. Giocare in quel campo non è mai semplice”. Parole che suonano come un avvertimento. L’Aspmyra Stadion, con il suo campo in erba sintetica e il clima del Circolo Polare Artico, è tutto fuorché una formalità.
È vero, il precedente storico sorride all’Inter: negli ottavi di Coppa delle Coppe 1978/79 fu dominio totale, con il 5-0 di San Siro firmato da Beccalossi, Altobelli (tripletta) e Muraro, seguito dal 2-1 in Norvegia. Ma quel doppio confronto appartiene a un’altra epoca. Oggi il Bodø/Glimt è tutt’altra cosa.
Inter, ecco chi è davvero il Bodo Glimt
Il Bodø/Glimt è il simbolo di una rinascita sportiva e culturale. Club di una città da appena 50.000 abitanti, diventata nel 2024 Capitale Europea della Cultura, ha saputo risollevarsi da una retrocessione nel 2016 fino a vincere quattro titoli nazionali dal 2020 al 2024. Il nome stesso – Glimt, “fulmine” – racconta identità, intensità e velocità.
In Europa i norvegesi non sono nuovi a imprese contro le italiane: Roma e Lazio ne sanno qualcosa. E il percorso in questa Champions lo dimostra. Dopo aver travolto lo Sturm Graz negli spareggi (5-0 all’andata), la squadra di Kjetil Knutsen ha chiuso la League Phase al 23° posto con 9 punti, ma soprattutto con risultati che fanno rumore: 3-1 al Manchester City, 2-1 all’Atlético Madrid, 2-2 a Dortmund.
Il vero volto del progetto è proprio Knutsen, allenatore dal 2018 e artefice di un modello basato su giovani, crescita mentale e forte identità locale. Il Bodø/Glimt è oggi il club economicamente più solido della Eliteserien, costruito senza spese folli ma con idee chiarissime. Una squadra che gioca senza paura, anche contro i giganti.
Il monito per l’Inter
Ecco perché il messaggio lanciato nel dibattito di Radio Radio Lo Sport è chiarissimo: niente arroganza, niente superficialità. “Abbassiamo la cresta”, perché questa sfida non è una passerella ma un esame di maturità europea per l’Inter di Chivu, chiamata a dimostrare di saper gestire non solo la pressione, ma anche contesti estremi e avversari non convenzionali.
Il talento e la storia sono dalla parte dei nerazzurri. Ma contro il Bodø/Glimt serviranno soprattutto attenzione, rispetto e fame. Altrimenti, più che di salmonari, si rischia di parlare di scivoloni evitabili. E in Champions, si sa, chi sottovaluta paga.
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