Estate 2000: Luis Figo passa dal Barcellona al Real Madrid. Apparentemente sembrerebbe un affare nella norma nel gotha del calcio internazionale. In realtà in quei giorni scoppiò un autentico putiferio tra veleni e polemiche.

Il fuoriclasse portoghese venne fin dal principio preso di mira dalla calda piazza catalana come il peggior traditore mai transitato sul manto erboso del Camp Nou. Una ferita ancora aperta nel cuore e nella mente dei supporters blaugrana. Il fantasista lusitano era atterrato nella Liga spagnola nel 1996 dopo folgoranti annate con la casacca dello Sporting Lisbona in patria. Nel periodo di permanenza in Catalogna Figo scrisse pagine molto importanti nella storia del club presieduto all’epoca da Josep Lluis Nunez e guidato in panchina da Johann Crujiff.

117 presenze e 35 reti messe a segno elevarono il campione nato ad Almada nel 1972 a simbolo intoccabile dell’universo Barcellona. Il nuovo millennio iniziava con i migliori propositi anche per la truppa blaugrana. Figo tra l’altro aveva avviato i primi contatti per imbastire il rinnovo del contratto con la dirigenza. Quando tutto pareva convergere verso l’accordo del prolungamento, scoppiò una bomba di mercato assolutamente inattesa: “Il Real Madrid di Florentino Perez corteggia Figo“.

Di lì a poco nella cornice leggendaria del Santiago Bernabeu sarebbe nata l’epopea dei Galacticos in maglia bianca. In questo scenario il procuratore del portoghese cominciò a dialogare con il patron con il serio obiettivo di portare a termine un affare davvero incredibile. Perez fu risolutivo pagando l’intera clausola rescissoria di 140 miliari per portare Figo all’ombra della Puerta del Sol. In cinque anni vissuti nella Capitale iberica Luis totalizzò 164 gettoni con 37 gol segnati. Senza dimenticare il Pallone d’Oro conquistato sempre nel 2000. Nel corso di un Clasico del 2002 il pubblico del Camp Nou lanciò dagli spalti addirittura una testa di maiale caduta nei pressi della bandierina del corner occupata in quel frangente proprio da Figo. Follie pallonare senza eguali.

Alessandro Iacobelli