“Piuttosto che andare in galera mi sparo alla testa”: è scioccante il messaggio rilasciato in diretta, ai microfoni di Stefano Molinari, dal direttore responsabile di Libero Vittorio Feltri. La cruda risposta alla minaccia arrivata dal Tribunale di Catania che ha chiesto 3 anni e 4 mesi di carcere, oltre a 5mila euro di multa, per il titolo “Patata bollente” riferito ai guai di Virginia Raggi nel 2017. Siamo al 10 febbraio, quando la sindaca di Roma era alle prese con i problemi sulle nomine al Campidoglio e alcune intercettazioni che la coinvolgevano personalmente. Tappa finale dell’azione legale mossa da Raggi si svolgerà il prossimo 5 ottobre a Catania con l’ultima udienza e la successiva camera di consiglio per la sentenza.

Feltri, giornalista da una vita, spera in una recente pronuncia della Corte costituzionale (numero 150 del luglio 2021) che dichiara illegittimo l’articolo 13 della legge sulla stampa, la numero 47 del 1948. Di contro i Pm vorrebbero applicare proprio questa norma, che prevede la “pena della reclusione da uno a sei anni e quella della multa” nel caso di una diffamazione commessa “col mezzo della stampa”.

L’intervento di Vittorio Feltri a Lavori in Corso.

“Questa richiesta non me la spiego assolutamente, tra l’altro c’è anche un piccolo particolare che trascurano anche i media: quando uscì quel titolo ‘Patata bollente’ non ero il direttore responsabile, ero il direttore editoriale. Il direttore responsabile era Senaldi, per lui sono stati chiesti 8 mesi di galera (che sono una follia) e per me 3 anni e 4 mesi di detenzione. Però, intendiamoci, queste sono le richieste. Non solo ci sarà una sentenza, poi ci sarà un appello e la Cassazione. Si dà il caso che la Cassazione, avendo sposato la tesi della Corte costituzionale, ha ribadito che non si può comminare il carcere per i giornalisti che abbiano commesso il reato di diffamazione a mezzo stampa. Per cui tutto sommato dovrei essere tranquillo, anche se questa cosa mi infastidisce abbastanza.

Io penso che chiunque sarebbe un po’ sconvolto, però pazienza, aspetto un minimo di giustizia che comunque è già avviata a non infliggere il carcere per i giornalisti che commettono una diffamazione. A parte che io non riesco a vedere dove sia la diffamazione, perché è verissimo che la patata in fondo non può essere confusa con la vulva. Io credo che la patata sia un tubero. E quindi io non capisco perché avendo citato un tubero debba essere processato con questi criteri sinceramente medievali.

Tra l’altro devo anche sottolineare che ‘patata bollente’, se vai a dare un’occhiata sui dizionari italiani, significa questione scottante. Non capisco perché io debba andare in galera, per tre anni e quattro mesi, per una cosa del genere. Siamo alla follia.

Questo titolo, che non ho fatto io comunque, è stato fatto alcuni anni fa anche per Ruby (quella di Berlusconi) e nessuno disse niente. Per la Raggi invece, siccome è grillina, ho l’impressione che a Catania il grillismo sia molto diffuso e sia stato considerato una cosa che va punita con la galera. Con la galera eh, non con una multa.

Ho quasi 80 anni, ma non penso che l’età abbia tutta questa importanza. Io non capisco per quale motivo si possano infliggere 3 anni di galera e 4 mesi a un signore che non ha fatto un titolo, che ha scritto un articolo che comunque era rispettoso. E quindi qual è la motivazione? Mi sfugge. Purtroppo è così, che ci posso fare. Comunque in galera non mi avranno, perché io piuttosto che andare in galera, piuttosto che mettermi in mano degli ‘sbirri’, io mi sparo alla testa. Sto dicendo una cosa che penso e che farò qualora dovessero insistere con queste attitudini. Ti pare che vado in galera a 78 anni? Ma ne avessi anche 32, vado in galera per una cosa del genere? Non ci vado, non mi metto nelle mani degli sbirri!

Ho lavorato per tutta la vita, ho fatto quello che ho fatto nel bene e nel male e adesso mi mettete in galera per una str***ta del genere…Ma io non ci vado neanche, neanche…ci posso andare da morto. Io in galera non ci vado, non mi metto nelle mani di questa gentaglia”.