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“Io, prigioniero in casa da giorni in attesa di una risposta: vi racconto l’Odissea di molti italiani” ► Salvatori (HuffPost)

Altro che coprifuoco e spostamenti vietati di comune in comune: molti italiani stanno vivendo lunghi lockdown senza neppure poter mettere piede fuori casa. La causa? Sconoscuta, ovviamente. Tutto parte da una tosse, alcuni sintomi influenzali e un risultato di un tampone che fatica ad arrivare o viene addirittura smarrito prima d essere analizzato dalla ASL di competenza.
E’ ciò che sta succedendo anche al giornalista di Huffington Post Pietro Salvatori, che dallo scorso martedì non mette naso fuori casa, inclusa la consorte.

Una sorte, quella del giornalista, meno sfortunata rispetto ad esempio a quella di una mamma aretina in quarantena con la figlia da un mese senza alcun aiuto dal medico territoriale, né ovviamente nessun tipo di risposta dalla ASL di competenza.
L’inesorabile ritardo nell’arrivo delle risposte rischia di affiancare alla minaccia sulla salute le paure sul lavoro per chi non può risolvere tutto con lo smart working. E’ ciò che sta accadendo a milioni di italiani cui Pietro Salvatori ha fatto da cassa di risonanza da Stefano Molinari e Luigia Luciani.
La sua intervista a ‘Lavori in Corso’

Due settimane fa nel weekend ho avuto un episodio di raffreddore e il giorno dopo un po’ di febbre. Ho chiamato il mio medico del lavoro e gli ho chiesto come potevo regolarmi, così mi ha consigliato di farmi un tampone per la mia tranquillità e la tranquillità di tutti i miei contatti.
Mi metto in isolamento in attesa di tampone che prenoto per martedì. Da martedì io non ho alcuna risposta, più o meno sono dieci giorni che vivo isolato totalmente senza sintomi di alcun tipo.

Diciamo che finora la vox populi è “ma stai tranquillo, tanto se eri positivo te l’avrebbero già detto”, però è evidente che uno non è che si può affidare alle credenze popolari.
La cosa assurda è un’altra, nel senso che io mi inizio a preoccupare sostanzialmente lunedì a sei giorni dal tampone: mi inizio a muovere con delle mail e dei numeri di telefono da contattare. Le mail non sortiscono alcuna risposta e il numero di cellulare o è disattivato o risulta occupato.

Ora, io faccio il giornalista quindi per molti aspetti il mio lavoro lo posso fare anche da casa. Dopodiché mi metto nei panni di chi ha un bar, un ferramenta, una partita Iva, oppure di chi porta i figli a scuola – dove sono ancora aperte – o deve fare la spesa.
Mi metto anche nei panni di chi non ha sintomi tali da dover andare in ospedale, ma comunque è febbricitante.
Mi metto nei panni di chi sta con l’ansia di conoscere il risultato perché ha paura.
Cosa devono fare loro in una situazione del genere?

Oggi leggevo sul Tirreno che c’è una famiglia di Massa Carrara che sta meditando di denunciare l’ASL per sequestro di persona perché hanno avuto due casi di positività un mese fa ed è da un mese che non conoscono il loro quadro clinico. Da un mese sono chiusi in casa“.


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