È come ritrovare un fotogramma degno dei tempi di Manchester, ancor più che di quelli di Madrid: riceve palla, nel corridoio che aveva nelle gambe e nella testa, avendone già in mente traiettoria e destinazione; accelera ricavando per sé lo spunto e la zolla; poi, batte di destro, come fosse semplicemente il timbro sulla pratica avviata e conclusa quando aveva guardato sotto l’incrocio.
Il gol che mette in ghiaccio la partita è, solitamente, più importante di quello che la sblocca.
Da quel momento, resta al Genoa il ruolo di spettatore svogliato a un torello di velluto.
Paolo Marcacci
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