L’economia di oggi viaggia nella superstizione e nel paganesimo.
Si opera in un rapporto tra consultante e inconscio nel quale i diritti umani sono sistematicamente violati in nome dell’accumulazione del capitale, giustificata da impellenti (per quanto irrazionali) motivi contabili.
Si cerca il pareggio di bilancio degli Stati e si perde di vista quello delle famiglie.
Ci si preoccupa unicamente del rapporto tra debito pubblico e PIL, e non ci si accorge di quanto quello tra debito privato e PIL sia sensibilmente peggiore, sia in termini di trend che in termini di stock.
Si finge di parlare il linguaggio della ragione e si usa il linguaggio dell’inconscio.
Si spiega che si vuole cambiare il mondo, renderlo un posto in cui accumulare ricchezze perenni, e non si ricorda che per cambiarlo davvero, occorre cambiare se stessi in un percorso spirituale che, da solo, è in grado di plasmare la materia.
Trattano i popoli come bambini, ci spiegano che non è possibile opporsi a una decisione politica come l’entrata nell’Unione Europea, e ci impongono continui divieti.
Sanno benissimo che dietro il divieto esiste la malattia. Che la guarigione impone la disubbidienza. E giocano sul fatto che i popoli fragili temono, come i bambini, l’abbandono del genitore.
Vogliamo continuare ad essere trattati come bambini da chi presume di saperne più di noi?
Rialziamo la testa. Ricominciamo a pensare: questo è quanto più di concreto si possa fare.
Malvezzi Quotidiani, comprendere l’Economia Umanistica con Valerio Malvezzi
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