Di cura al plasma aveva iniziato a parlarne ai nostri microfoni il 20 di aprile, il Professor Giuseppe De Donno: “un metodo efficace, l’unico esistente contro il coronavirus”, ci spiegava. Ad oggi arriva a 80 il numero di pazienti guariti grazie al trattamento e tra questi c’è anche un record mondiale: la prima donna incinta guarita dal Covid-19, Pamela. Questa la vicenda che avrebbe fatto scattare i Nas, che hanno così iniziato ad informarsi sul protocollo sperimentale a base di plasma iperimmune, la terapia che usa il plasma dei pazienti guariti come cura contro il coronavirus.

Stefano Molinari e Luigia Luciani hanno chiesto proprio al Professore De Donno, Direttore del reparto terapia intensiva respiratoria dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, che cosa è successo e cosa ne pensa dell’avversione che il protocollo sperimentale sembra aver attirato su di sé. Ecco cosa ha detto.

“Tante polemiche sul plasma perché non è prodotto in laboratori farmaceutici. Nas controllano così anche le altre ricerche?” ► LO SFOGO DEL PROF. DE DONNO

Pamela, la prima donna incinta curata con il plasma

“Lei ha avuto il coraggio di accettare questa proposta che le ho fatto in un pomeriggio solitario, anche perché volevo proteggere tutti i miei medici e assumermi io tutta la responsabilità, lei ha accettato questo tentativo terapeutico. E’ il primo caso al mondo e io un po’ di paura ce l’ho avuta, adesso però è una grande gioia. Aver salvato una mamma e la sua creatura che verrà alla luce a fine luglio penso che sia quanto di più bello ci possa essere. Nas o non Nas, se tornassi indietro lo rifarei non una volta ma cento volte”.

Burioni: “Cura al plasma costosa”, la risposta del Prof. De Donno

“Il Prof. Burioni forse ha fatto male i conti. Il plasma è gratuito perché viene donato dal popolo e torna al popolo. Noi abbiamo fatto due conti per capire quanto può costare una sacca di plasma da 600 ml e costa circa 160 euro con tutto: spese del personale, il percorso per purificare il sangue, il costo della sacca di plastica, cioè tutto quello che serve per produrre una sacca. Per cui un’aliquota da 300 ml costa circa 80 euro, 82,50 per la precisione, e io penso che spendere 82,50 euro per salvare una vita vuol dire avere un costo quasi gratuito”.

Verifiche dei Nas all’ospedale di Mantova: avversione nei confronti del sistema?

“Una volta che l’Italia fa una scoperta come questa penso che i Nas debbano essere orgogliosi, non vessatori. A me piacerebbe sapere se i Nas stanno indagando su tutte le ricerche di farmaci utilizzati off-label, vorrei sapere quanti medici hanno chiesto il consenso ai pazienti per utilizzare farmaci che non hanno nessuna indicazione per le polmoniti da coronavirus. Noi abbiamo sempre chiesto il consenso per la sperimentazione e il consenso alla trasfusione di plasma ad ogni paziente.

Perché dell’avversione? Proposta terapeutica che viene da una piccola città e da un ospedale non molto famoso, il mondo universitario questo non lo accetta mai, non accetta mai che un piccolo ospedale possa produrre una scoperta o che possa pure il decorso di una malattia o in questo caso da una pandemia ed essere un modello mondiale. Questo perché è chiuso in sé stesso e fa fatica ad accettare che un’ospedaliero possa produrre qualcosa che non viene dal mondo universitario. Poi ci sono altri motivi… il plasma non è sponsorizzato.

Io non sono affatto contrario alla produzione di un eventuale vaccino contro il coronavirus, anche se ho delle perplessità. Prima di tutto io sto ancora aspettando il vaccino contro l’HIV e contro l’epatite… E poi, in questa fase dove io devo curare e non fare prevenzione anche se avessi un vaccino non mi permetterebbe di curare persone come Pamela, tutti quei pazienti che io ho curato e salvato con il siero iperimmune. Non sono contrario a sintetizzare le immunoglobuline in laboratorio, non sono contrario a nulla: basta che mi diano le armi per salvare i pazienti. E siccome queste armi vengono proposte dopo che noi abbiamo proposto il protocollo del plasma, bisognerebbe avere l’umiltà innanzitutto di gratificarci”.

Lo sfogo del Professore: “Mi accusano di demagogia”

“Per denigrarci ci dicono che è una roba vecchia, questo per farvi capire l’ambiente in cui ci si trova a lavorare con grandissima ‘serenità’. Quando uno lavora 18 ore al giorno, attaccato a un ventilatore a regolare un monitor, a vedere il paziente che ti sbuffa in faccia coronavirus e tu sei preoccupato perché vedi negli occhi del paziente il terrore, anche star dietro a queste baggianate di questi professori che vengono a dire che il coronavirus non arriverà mai in Italia e poi pontificano e ti fanno passare anche per deficiente, scusate ma io non lo accetto più. In questi giorni ho ricevuto 18 proposte per andare a lavorare all’estero, in tutte le parti del mondo, ma io lo dico chiaramente: per dispetto non me ne vado dall’Italia. Se loro pensano che in questo modo fanno allontanare tutti i professionisti che vogliono impegnarsi per il loro paese fino a minacciarli con cose stiamo vivendo tutti i giorni loro si sono assolutamente sbagliati. Hanno toccato un tasto pericoloso e non possono accusarmi di demagogia.

Minacciati sì, dal punto di vista scientifico. Quando da Fazio invitano Pavia e hanno l’obbligo di non nominare Mantova che ha arruolato la maggior parte dei pazienti un motivo c’è! Sono cose che non avvengono per caso. Ma i cittadini non sono deficienti: io stanotte non ho dormito perché ho ricevuto non so quante mail e messaggi di gente che criticava quella trasmissione. E io penso che i messaggi che ho ricevuto io siano di gran lunga il numero di spettatori che ha avuto Fazio che è pagato con soldi pubblici e non ha fatto una corretta informazione. Rispetto al paese è un comportamento non corretto perché non si vuol far passare il messaggio che invece c’è la base di questo nostro approccio che sicuramente costa molto meno di altri approcci e i cui risultati li vedremo dopo la pubblicazione di questo lavoro.

A me del potere, della fama, di andare in televisione non me ne può fregar di meno. Io sono un medico di campagna che ha sempre fatto il medico di campagna e spero di tornare al più presto di tornare nel più grande anonimato come ero anonimo fino a un mese fa. E’ questo il mio obbiettivo. A me l’unica cosa che interessa è che mi diano gli strumenti per salvare le persone e questa volta lo strumento lo abbiamo inventato io e il Dottor Franchini ed è questo che il mondo scientifico deve avere il coraggio di riconoscere”.

Se questo plasma fosse prodotto in laboratorio ci sarebbero tutte queste polemiche?

“No. La mia risposta è no. Però bisogna anche capire cosa vogliamo ottenere in laboratorio. Il coronavirus è un virus mutante e anche se avremo la possibilità di sintetizzare in laboratorio le immunoglobuline, sarà molto costoso. Noi invece abbiamo la fortuna di avere un popolo generoso, un esercito di eroi che vengono a donare il plasma e che vogliono salvare altri pazienti ammalati. Questa cura è gratuita, segue l’andamento della virosi, per cui se il virus muta muterà anche il plasma iperimmune”.


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