La libertà senza avere da mangiare non è niente“, una frase degna di nota di Sandro Pertini e che riassume bene l’approccio dell’economista Valerio Malvezzi a ciò che sta succedendo, o meglio, a ciò che non sta succedendo in Parlamento.
Non rientrando nelle attività fondamentali anche il lavoro da deputato è stato limitato in questo periodo di emergenza, così il Governo emana decreti, mentre i parlamentari lavorano in smart-working.

Un paradosso, secondo Malvezzi che quella parlamentare non sia ritenuta un’attività essenziale, soprattutto in un periodo in cui si avvicina l’approvazione del Mes, “spauracchio” da scongiurare per l’ala sovranista del Parlamento e che senza essere dibattuto ha ancor più campo libero verso l’approvazione finale.

I biechi numeri e le concrete verità sono quindi un’assoluta priorità in questo momento, per questo Malvezzi li ha snocciolati in diretta con Fabio Duranti e Francesco Vergovich.
Ecco la sua intervista a ‘Un giorno speciale’.

“Il ricatto del Mes e la svendita del Paese incombono: il Parlamento deve essere riaperto subito” ► Valerio Malvezzi

Ho visto un Presidente del Consiglio che fa ragionamenti filosofici sul fatto che la nostra vita stia cambiando: queste cose le possiamo fare noi che non abbiamo possibilità di agire.
Voleva fare un salutino? Vada a farlo alla mia amica infermiera che mi sta raccontando le modalità nelle quali è costretta a lavorare.
Noi non abbiamo bisogno di un Presidente del Consiglio che faccia discussioni filosofiche, io voglio un Premier che dia soldi alle imprese e mascherine ai medici e agli infermieri.

Attenzione che qui il tema non è filosofico, ma molto più pragmatico: qui si stanno svendendo il Paese e ci stanno tenendo sotto ricatto per far passare il Mes.
Stamattina parlavo con una commercialista che mi ha detto che è riuscita a pagare gli stipendi di marzo, ma ad aprile non sa come fare, quindi possiamo fare tutta la filosofia che vogliamo, ma “primum vivere deinde filosofare” si diceva nell’antichità.

Il mio problema non è solo sapere se rinunciare alla libertà o no: la risposta è assolutamente no, perché per esempio il Governo sta violando palesemente la legge 34 del 2012 che regola il protocollo sui parlamenti nazionali rispetto all’Europa. Noi facciamo dibattiti teorici ma qui ci vuole la Magistratura perché qui abbiamo un governo che non sta rispettando la legge dello Stato.

Alcuni miei amici statunitensi hanno dovuto chiudere l’azienda giovedì. Sapete cos’è accaduto venerdì? Avevano il loro assegno, Trump ha direttamente consegnato il denaro alle persone. In Gran Bretagna l’80% degli stipendi è garantito a tutti, ho delle testimonianze di ragazzi italiani che nonostante non abbiano un lavoro a tempo indeterminato, restano, perché si sentono più tutelati che in Italia.

Non ci sono mascherine, gli infermieri girano per le case di riposo con scarsissime protezioni, dunque la mia questione è: perché parlare di grandi libertà per poi profanare in modo sacrilego la più grande espressione di libertà che in un paese si chiama Parlamento?
Noi abbiamo un decreto in cui si parla di attività strategiche essenziali: per me è pacifico che il Parlamento debba essere aperto, ma per lavorare davvero. Vi mettete la mascherina come tutti e andate a lavorare obbligatoriamente, perché il Parlamento ora deve essere attivo tutti i giorni, 24 ore al giorno compresi il sabato e la domenica.

Invece di usare dei decreti per fare le cose andate a discuterne in Parlamento, perché se noi avessimo un Parlamento che può dibattere, ora non avremmo un ricatto chiamato Mes, sul quale c’è un grande assente che si chiama Quirinale“.


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