Il Festival della canzone di Sanremo è da sempre lo specchio della società che va mutando. In effetti di mutamenti se ne sono registrati molti e decisivi.
Si è registrato un transito da un capitalismo ancora borghese con il senso dell’autorità e del limite, a un nuovo capitalismo assoluto che non ha più limiti e ha trasformato tutto in qualcosa di disponibile secondo il valore di scambio.
Questo passaggio si coglie nel mutare delle forme dell’arte e della canzone. Da elementi folklorici, nazionali popolari, legati alla tradizione, all’omologazione, con canzoni tutte uguali e dallo stesso messaggio.
Quello a cui abbiamo assistito ieri sera è stato un osceno spettacolo di post modernizzazione avanzata.
Amadeus, reo di aver violato il tabù genderisticamente corretto, più volte si è cosparso il capo di cenere pagando il suo pegno al politicamente corretto.
Il picco massimo della catechesi del nuovo ordine mentale si è raggiunto con Rula Jebreal, la vestale del cosmopolitismo liberista nemica del populismo e del sovranismo.
Il tema decisivo di Sanremo? L’aggressione al sacro.
A partire dall‘incipit volgare quanto blasfemo di Fiorello, seguito da un artista dalle movenze e dallo sguardo stralunati, tale Achille Lauro, esibito mezzo ignudo.
Vedere Sanremo è utilissimo per comprendere l’abisso di nichilismo e di instupidimento in cui l’occidente è irrimediabilmente precipitato.
ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE YOUTUBE
"LIBERTÀ" - Il caso della coreografia vietata in Tribuna Tevere accende nuovamente il clima attorno…
Per Alcaraz arriva una nuova batosta: la comunicazione è ufficiale e Jannik Sinner può far…
Novak Djokovic ad Indian Wells è stato eliminato agli ottavi ma sul suo conto arriva…
Il nome di Vincenzo Schettini, il professore di fisica diventato celebre sui social con il…
Non basta mangiare meno per dimagrire. L’obesità, infatti, non è semplicemente una questione di volontà…
Seguita indefessamente la fermissima opposizione di Viktor Orbán, indomito presidente ungherese, alle folli politiche belliciste…