Zone di degrado, spazzatura, illegalità. Ci sono sempre state e mai scompariranno del tutto, ma forse mai nella storia recente della Capitale d’Italia si era verificata questa trascuratezza socio-culturale.
Lo vedono i turisti, i passanti che hanno la sfortuna di dover schivare cumuli di spazzatura o piante che si impossessano dei marciapiedi. Lo sostengono inoltre i romani meno giovani, quelli che per intenderci hanno vissuto gli anni dell’apogeo di Roma.
Più di un’accusa politica, più di una denuncia sulle falle della nettezza urbana Capitale, l’intervento del direttore della Gazzetta Amministrativa Enrico Michetti per la rubrica ‘Usciamo per un attimo fuori dal pallone’ in concomitanza con gli ascoltatori è una vera e propria riflessione sull’involuzione della nostra società.
“Prendiamo ad esempio la Roma del 1987, con sindaco Signorelli. Non c’erano i cassonetti, ma nemmeno spazzatura in strada“, dice Michetti, “nella Prima Repubblica tante cose andavano male, ma c’erano sindaci di primo pelo. La Roma degli anni ’60 era la più corrotta in assoluto, ma era che la Roma della dolce vita, la Roma più ammirata al mondo, la Roma delle grandi infrastrutture, la Roma delle Olimpiadi“.
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